Inizia il processo contro Antonio Ascione che nel 2017 uccise a Musile Maria Archetta Mennella

MUSILE DI PIAVE. Non solo i familiari, ma anche un’associazione contro le violenze di genere - in particolare quelle su donne e bambini - chiederà un risarcimento ad Antonio Ascione, il pizzaiolo di 44 anni che il 23 luglio 2017 uccise la ex moglie Maria Archetta Mennella, per tutti Mariarca, con cinque coltellate.
Ieri, davanti al gup Massimo Vicinanza, si è aperta l’udienza preliminare a carico dell’uomo che deve rispondere di omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione, del vincolo di parentela con la vittima, dei futili motivi e della minorata difesa, oltre che di minacce aggravate.
Tra i primissimi atti nel corso dell’udienza, le costituzioni delle parti civili. Con l’avvocato Alberto Berardi e Studio 3A si sono costituiti sette familiari di Mariarca: l’anziana mamma, i fratelli, le sorelle e i due figli minorenni (figli anche di Ascione) rappresentati dalla zia materna Assunta, su autorizzazione del giudice tutelare.
«Un segnale importante della ferma volontà da parte di tutta la famiglia di far valere i propri diritti e ottenere giustizia per la propria figlia, sorella, mamma, e una pena congrua per l’imputato», commenta l’avvocato Berardi. Il collega Paolo Tabasso, invece, sarà parte civile nell’udienza preliminare per conto di “Bon’t Worry - Non Possiamo”, la onlus fondata da Bo Guerreschi, economista internazionale a sua volta vittima di violenza, per stare accanto alle donne vittime di soprusi e violenze da parte degli uomini.
Antonio Ascione era presente in aula. Muto, ha seguito l’udienza durata pochi minuti, dopodiché è stato nuovamente accompagnato nel carcere di Santa Maria Maggiore dove è detenuto dal giorno dell’omicidio. Il suo difensore, l’avvocato Giorgio Pietramala, ha chiesto e ottenuto per il pizzaiolo il giudizio abbreviato, ovvero che il procedimento venga definito senza processo in aula, sulla base degli atti a disposizione in questa fase, beneficiando dello sconto di un terzo della pena.
Un rito abbreviato che è stato condizionato dalla difesa all’interrogatorio di Ascione finalizzato a chiarire alcuni elementi di cui l’omicida aveva parlato nel corso degli interrogatori subito dopo l’arresto. Richiesta, questa, accolta dal giudice Vicinanza che ha quindi rinviato l’udienza al 27 settembre per sentire l’imputato e quindi per la discussione del procedimento. A sostenere l’accusa, il sostituto procuratore Raffaele Incardona.
Mariarca, 38 anni, commessa in un negozio all’Outlet di Noventa, è stata uccisa dal suo ex marito - sposato 15 anni prima e con il quale aveva messo al mondo due figli - all’alba di una domenica di fine luglio dello scorso anno. I figli erano in ferie dai familiari a Torre del Greco e Mariarca da qualche giorno aveva aperto le porte del suo appartamento a Musile di Piave all’ex marito che nel frattempo aveva trovato lavoro in un locale di Jesolo.
Movente del delitto sarebbe stata la gelosia. Pur essendo separato da Mariarca, Antonio Ascione non accettava che la sua ex moglie si rifacesse una vita e frequentasse altre persone. Aveva finito la donna con cinque coltellate poi, quando lei era ancora viva, aveva chiamato i carabinieri: «Ho ucciso mia moglie. Se potete venire, per favore». E subito dopo: «Chiamate un’ambulanza perché respira ancora. Poco». «Cerchi di prestare soccorso alla signora», lo aveva incalzato il carabiniere, tenendolo al telefono. «Non lo so fare», replicò il pizzaiolo.
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