"In campo gli investigatori che hanno recuperato i quadri di Castelvecchio"

Il questore Gagliardi e le contromosse della polizia dopo il clamoroso furto milionario dei gioielli dello Sceicco del Qatar a Palazzo Ducale
Interpress/Gf.Tagliapietra. 04.01.2018.- furto di gioielli a Palazzo Ducale.
Interpress/Gf.Tagliapietra. 04.01.2018.- furto di gioielli a Palazzo Ducale.
VENEZIA. «I migliori». Così il questore Vito Gagliardi ha definito gli specialisti del Servizio centrale operativo arrivati da Roma per le indagini sul clamoroso furto milionario di due gioielli di proprietà dello Sceicco del Qatar da una teca blindata di Palazzo Ducale.
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«La polizia di Stato ha messo in campo le migliori professionalità ed un’attrezzatura di avanguardia in modo da non lasciare nulla di intentato nelle prime decisive ore di raccolta delle prove«, ha spiegato il questore in una conferenza stampa, «Il team della capitale ha già dato prova di grande capacità e caparbietà nella risoluzione del clamoroso caso del furto di Castelvecchio avvenuto nel novembre del 2015 che si è concluso con quattro condanne ed il ritorno delle opere a Verona.»
 
Le indagini sul furto dei gioielli di ieri mattina, ha precisato il questore, seguono quattro direttrici già ben individuate che richiederanno un lavoro certosino di raccolta e analisi delle prove e delle immagini finora acquisite. Gli autori del furto si sono dimostrati abili; erano sicuramente ben preparati ed hanno colpito in modo mirato. La dinamica dei fatti lascia trasparire una certa capacità tecnica dei ladri che, stando ai primi dati raccolti, sarebbero stati anche capaci di differire, di circa un minuto, il segnale di allarme dalla teca forzata alla centrale operativa del servizio di sicurezza della mostra ubicata nel palazzo Ducale.
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«Resta da chiarire se il furto fosse finalizzato specificatamente agli oggetti sottratti (un paio di orecchini ed una spilla) oppure se l’interesse dei malviventi si sia focalizzato sulla teca che nella specifica circostanza si era mostrata più vulnerabile ed accessibile», ha spiegato Gagliardi, «Gli oggetti sottratti, di valore indiscutibilmente elevatissimo, erano esposti tra molti altri oggetti d’arte orafa di imparagonabile pregio; è quindi naturale supporre che l’attenzione dei malviventi non sia stata attirata dal solo valore economico dei gioielli. Di sicuro, per la loro riconoscibilità internazionale, non sono questi oggetti facilmente rivendibili; sarebbe quindi necessario affidarli a persone capaci di smontarli e rielaborarli anche se tale operazione farebbe perdere ai preziosi gran parte del loro valore che non si limita certamente alla somma del valore delle gemme che lo compongono».

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