Il T Fondaco si apre al pubblico diecimila rispondono all’appello

Il grande store del lusso attira subito la curiosità dei veneziani e la voglia di shopping dei turisti Ingressi contingentati, prezzi nascosti e personale gentilissimo. Soddisfatti i gestori di Dfs
Di Roberta De Rossi

Gran via vai al “T Fondaco dei Tedeschi”: a volersi fidare dei dati della proprietà, ben 10 mila persone hanno subito voluto vedere com’è diventato quello che nell’immaginario collettivo dei veneziani resta l’Ufficio postale della città, tanto che i cancelli del Fontego sono rimasti aperti ben oltre l’orario previsto di chiusura delle 19.30, fino a serata inoltrata.

Molta più curiosità in entrata, che sacchetti con gli acquisti in uscita (anche se i ricchi-ricchi se li fanno portare in albergo), ma certamente l’apertura del grande store del lusso firmato Benetton (proprietario), Dfs (gestore), Oma-Koolhaas (architetto) ha acceso ieri l’attenzione di migliaia di persone.

Mai ressa, ma un tranquillo flusso continuo di visitatori, la maggior parte dei quali rimasta con il desiderio di potersi affacciare dalla terrazza sul tetto del Fontego con vista mozzafiato sulla città, dove però il numero è contingentato a 80 visitatori ogni quarto d’ora, cronometro alla mano. Così a partire da mezzogiorno è scattato l’obbligo di prenotarsi alla reception, per evitare code al quarto, nuovo piano: il “velero” di vetro, acciaio e 22 mila bulloni, che in queste settimane ospita l’installazione di luce e gorgoglii d’acqua di Fabrizio Plessi.

Sugli incassi del primo giorno la proprietà (naturalmente) tace, ma si narra che solo nella serata della festa inaugurale, le casse abbiano battuto acquisti per 45 mila euro: prime briciole per una macchina degli acquisti di lusso che - come ha annunciato il vice direttore Dfs, Roberto Meneghesso - punta «a rientrare delle spese in due anni, con un fatturato attorno ai 100 milioni di euro l’anno».

Nel giorno di apertura, a vincere è stata la curiosità dei veneziani, che si è incrociata con quella dei primi gruppi cinesi e giapponesi pronti all’acquisto, dividendosi tra l’affaccio sul Canal Grande dalla porta d’acqua dove entravano i sacchi di posta, un assaggio di cioccolata nell’ingresso della Food Hall dove un tempo c’erano le cassette di sicurezza, uno sguardo agli occhiali grandi firme messi in fila laddove si spedivano le raccomandate, poi su ai piani superiori con la scala mobile rosso sangue a far lo slalom tra le scarpe e le borse più griffate (dai prezzi nascosti: obbligatorio chiedere alle commesse per togliersi la curiosità) posizionate dove la coda si faceva eterna per pagare una bolletta. C’è chi chiede, sospettoso, informazioni sulle finestre in ottone brunito: «Che fine hanno fatto quelle vecchie, a piombo: portate a casa da qualche amico ricco?». Il personale è gentilissimo, istruito alla perfezione a sorridere a ogni eventuale protesta dei nostalgici del pavimento a spina di pesce del vecchio Fontego che ha lasciato spazio al marmo di “T Fondaco”. Al piano terra i turisti provano cappelli e magliette da gondoliere nella zona souvenir, dove espongono 15 artigiani veneziani. «È stata una gran giornata di festa, siamo molto contenti per l’accoglienza affettuosa ricevuta dai veneziani, che magari entravano dubbiosi, ma poi ci hanno fatto i complimenti», commenta Meneghesso, «molti anche gli ex dipendenti delle Poste». Ma c’è anche chi si domanda che fine faranno i negozi grandi firme di San Moisè e via XXII Marzo.

«Al T Fondaco si vendono prodotti diversi, di super lusso, scelti dalle maison: nessuna concorrenza, sono tutti nostri associati. Altrimenti sì sarebbe stato un disastro», risponde il presidente Ascom, Roberto Magliocco. «Il Fontego era un immobile chiuso da tanto, speriamo sia un impulso anche per i negozi di vicinato, perché se un turista acquista qui è difficile poi vada al supermercato».

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