«Il sindaco deve dimettersi»

San Stino. Centro islamico, la Lega tuona contro Cappelletto: non conosce neanche le leggi
Di Alessio Conforti
CARRAI - DINO TOMMASELLA - S. STINO DI LIVENZA -Inaugurazione centro culturale islamico - INTERNO CEL CENTRO
CARRAI - DINO TOMMASELLA - S. STINO DI LIVENZA -Inaugurazione centro culturale islamico - INTERNO CEL CENTRO

SAN STINO. Il centro culturale islamico deve chiudere i battenti, la Lega Nord invoca le dimissioni del sindaco. Dopo la comunicazione del primo cittadino all’associazione Al Hilal, con la quale è stato fatto presente come il cambio di destinazione d’uso dei locali non fosse conforme alla norma regionale, la segreteria provinciale del Carroccio è intervenuta con una dura nota nei confronti della gestione della partita legata al centro culturale che aveva aperto i battenti domenica a Bivio Triestina. «Cappelletto è un sindaco che non sa quello che fa», dice il segretario provinciale del Carroccio Luca Tollon, «e ha dimostrato la sua incapacità di governare una comunità. Se la libertà di culto va rispettata, va anche rispettata e conosciuta la legge e un sindaco serio, il primo cittadino, prima di mettere in subbuglio una comunità, deve sapere se quello che fa e difende va contro le norme e le leggi, non scoprirlo dopo».

A difendere l’operato del sindaco è invece l’onorevole del Pd Sara Moretto: «Dispiace», ha detto l’esponente dem, «che una vicenda gestita in assoluta buona fede sia dall’associazione che dal Comune sia stata così tanto strumentalizzata, portando anche a gesti di assoluta mancanza di rispetto per la fede altrui. Il sindaco è garante delle regole: le rispetta, le applica e le fa rispettare. Mi preoccupa invece il clima con il quale si affrontano questi temi. Un clima di tensione che dovrebbe far riflettere anche chi amministra la nostra Regione». E a proposito di Regione, il vicegovernatore del Veneto, Gianluca Forcolin, parla invece di «situazione ridicola a seguito di una documentazione arrivata tardiva e che sa di beffa verso i cittadini. Siamo di fronte a un sindaco che non conosce l’abc della pubblica amministrazione».

Da Roma interviene anche Emanuele Prataviera, deputato di Fare!, che si dice pronto a studiare una soluzione amministrativa al problema. «Il sindaco dovrebbe chiedere scusa ai sanstinesi», commenta Prataviera, «per averli prima divisi (mai successo prima) sostenendo la buona fede dell’associazione musulmana senza verificare il procedimento amministrativo. Ora i sanstinesi dovranno anche pagare gli avvocati del Comune per difendersi dal ricorso dell’associazione? Doppia beffa».

Ancora grande infine il rammarico di Tanji Bouchaib, presidente della federazione islamica del Veneto e responsabile dell’associazione Al Hilal. «La nostra associazione», dice Bouchaib, «ha agito in piena buona fede, convinta di poter aprire un centro culturale per le centinaia di famiglie musulmane, italiane e non, che vivono a San Stino di Livenza e nelle località vicine, un centro organizzato secondo le regole che abbiamo presentato al presidente Zaia a fine 2014. Purtroppo norme tecniche ci impediscono di esercitare anche il basilare diritto di avere una fede e di ritrovarsi insieme. Prendiamo atto di quanto dice la legge che, come sempre, intendiamo rispettare anche se ha le caratteristiche più di una Regione ateista che rispettosa della religione».

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