Il rilancio del Lido di Venezia tra ostacoli e ritardi: ecco i sei progetti che fanno discutere

La vendita dell’Excelsior avrà un effetto domino? Pesa mancanza di una regia forte. Il Comune: «Da noi porte aperte»
Eugenio Pendolini
Da sinistra l'Hotel Excelsior, appena venduto a un gruppo con base a Londra; il restauro delle facciate esterne del Casinò e l'Hotel Des Bains, distrutto internamente e chiuso da 12 anni
Da sinistra l'Hotel Excelsior, appena venduto a un gruppo con base a Londra; il restauro delle facciate esterne del Casinò e l'Hotel Des Bains, distrutto internamente e chiuso da 12 anni

LIDO. Di rilancio del Lido se ne parla da tempo. Decenni. Tanti i progetti portati a termine negli ultimi anni: dalla trasformazione del BlueMoon da spiaggia libera a stabilimento per veneziani e turisti, fino all’elettrificazione della rete degli autobus. Turismo e ambiente. Altrettanti i progetti in divenire, come nel caso della colonia Padova agli Alberoni ma anche del nuovo supermercato Alì a Ca’ Bianca, se non addirittura stroncati sul nascere oppure dopo una lunga agonia.

Il caso più eclatante? L’ex ospedale al Mare targato Cassa Depositi e Prestiti: ormai l’idea di realizzarci i due maxi resort di Club Med e di Th è definitivamente naufragata. E così l’area è destinata a restare ancora (per quanto?) nello stato di abbandono che l’ha caratterizzata negli ultimi decenni. Solo pochi giorni fa, in questo scacchiere si è mossa un pedina. Non di poco conto.

A Milano, è stato siglato l’accordo siglato tra Coima Sgr, che ha in gestione il fondo, e l’operatore alberghiero inglese London &Regional Hotels per la vendita dell’hotel Excelsior, già in gestione al gruppo inglese che ha anche reso disponibili ulteriori risorse destinate alla ristrutturazione dei finanziamenti originari dell’Hotel Des Bains, favorendo il relativo piano di valorizzazione. Un effetto domino? Può darsi. A patto che non si tratti di un’operazione isolata dalle altre ancora in piedi. «Al Lido fino ad oggi è mancato un lavoro di squadra», così Manfredi Catella, ceo di Coima, l’indomani dell’operazione di vendita dell’Excelsior.

«Ogni singolo intervento genera oneri di urbanizzazione. Se tutti gli oneri confluiscono in un unico fondo che poi va a finanziare, ad esempio, la sistemazione del lungomare, si riesce a creare una rigenerazione assai più virtuosa di una serie di interventi isolati. Il Lido meriterebbe un’operazione più ambiziosa. Basterebbe poco. I soggetti, da quelli istituzionali al ceto bancario, ci sono. Manca la capacità di fare squadra».

Insomma, secondo il fondatore di Coima si è pagata in questi anni l’assenza di una regìa unitaria.

Un appello rivolto al Comune? «Ma il Comune in questi anni ha sempre fatto il suo». Replica così Michele Zuin, lidense, assessore al bilancio e osservatore dei cambiamenti dell’isola.

«Bene che finalmente si sia chiusa questa operazione di Coima relativa all’Excelsior, ma non dimentichiamoci che il discorso è aperto da anni e che le tempistiche sono state assai lunghe».

Il ragionamento, poi, si allarga a come pubblico e privato possano dialogare per risolvere i problemi del territorio. «La funzione dell’amministrazione», ricorda Zuin, «è quella di regolamentare, ci siamo sempre posti dalla parte dell’imprenditore per trovare soluzioni compatibili con il Lido e l’isola senza mai bloccare nulla. Poi c’è anche da tenere in considerazione lo spirito d’iniziativa e il rischio d’impresa dei privati. Ecco, forse devono coordinarsi tra di loro: le nostre porte sono sempre aperte per ascoltare, aiutare e regolare».

Il riferimento, nemmeno troppo velato, corre subito all’ospedale al Mare. Dal fallimento di Est Capital, fino all’acquisizione da parte di Cassa Depositi e Prestiti dell’ex ospedale al Mare.

La mappa. Ecco i punti cardine del rilancio del Lido

«Sul Lido serve chiarezza», aggiunge Zuin, «inutile ad esempio sull’ex ospedale al Mare andare avanti con Cdp se non ha più intenzione di andare avanti. Quella zona non può essere lasciata a se stessa e non si può pensare che intervenga l’amministrazione. Anche noi vorremmo più certezze dai privati. Per quanto ci riguarda, puntiamo forte sul rilancio dell’isola a partire dall’attivazione di un centro congressi al Casinò e al Palazzo del Cinema. Questo porterà indotto».

Ma resterà un intervento spot oppure si inserirà in un quadro più articolato? Se lo chiede il territorio, se lo chiedono anche associazioni come il Caal (comitato ambientalista altro Lido).

«Per rilanciare l’isola», attacca Salvatore Lihard, «serve una regia sinergica e articolata, sia pubblica che privata. Però dal 2000 la grande operazione del nuovo Palazzo del Cinema e il suo plateale fallimento ha portato a un lento declino dell’isola che sarà inesorabile se non ci saranno interventi strutturati e con strategie lungimiranti e non attraverso scoop pubblicitari che anziché rafforzare indeboliscono l’immaginario collettivo e di ci vuole investire».

«Il Lido sta diventando un’isola dai contenitori vuoti, laddove c’è stato un tentativo di imprenditoria questo è stato fatto a scapito dell’ambiente peculiare, a partire dal Mose per finire con lo stabilimento agli Alberoni dentro l’oasi. L’ecoturismo potrebbe diventare qualcosa di importante per il Lido».

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LA RISTRUTTURAZIONE

La sala interna del Casinò in cui verrà realizzato il ristorante
La sala interna del Casinò in cui verrà realizzato il ristorante

Congressi e ristorante nel futuro del Casinò

Gli spazi interni sono stati ristrutturati. Ora manca la facciata, oggi coperta da ponteggi e impalcature che saranno comunque rimosse prima della Mostra del Cinema. In futuro, oltre ai convegni anche un ristorante per i cittadini, aperto tutto l’anno e non solo nel periodo della Biennale. Si entra nell’ultima fase dell’intervento di riqualificazione dell’ex Casinò del Lido di Venezia, edificio vincolato degli anni trenta, iniziato due anni fa grazie al reperimento di finanziamenti statali per un importo complessivo di oltre 13 milioni di euro suddiviso in 2 stralci.

Oltre al consolidamento strutturale, fino ad oggi i lavori hanno portato all’ottenimento del Certificato Prevenzione Incendi dell’intero palazzo. Grazie a tali interventi, fa sapere il Comune, è stata potenziata l’offerta per congressi, convegni e spettacoli di vario tipo per tutta la durata dell’anno, oltre a garantire lo svolgimento delle attività temporanee durante la Mostra del Cinema.

Gli interventi hanno interessato lavorazioni architettoniche, strutturali, impiantistiche e di prevenzione incendi in tutto il palazzo, tra cui il rinforzo strutturale del solaio di una delle sale monumentali più rappresentative del palazzo, il nuovo sistema di evacuazione fumi e calore, il nuovo sistema di spegnimento incendi, nuovi impianti idrici e di scarico nonché nuovi ascensori per il pubblico. Infine sono stati avviati interventi di restauro architettonico presso la sala “ex night” , uno dei principali saloni monumentali del palazzo, che è destinata a diventare un ristorante per i cittadini, non solo nel periodo della Biennale. —

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LA CONVENZIONE SCADUTA

Ospedale al Mare, addio ai maxi resort. incognite sul futuro dell’area di San Nicolò

Si attendono novità sul futuro dell’ospedale al Mare. Scaduta la convenzione tra Comune e Regione siglata nel 2019 e di durata triennale per la realizzazione del maxi progetto di Cassa Depositi (che nel 2013 aveva acquistato l’area per 50 milioni di euro) per la realizzazione dei due resort di Th e Club Med, negli ultimi mesi si sono rincorse le voci sul progetto alternativo dell’imprenditore tedesco Gotthardt che avrebbe individuato nel Lido la sede di un centro di ricerca all’avanguardia in ambito sanitario.

Per il momento non trapela ancora nulla di ufficiale, ma negli ultimi mesi sull’area sono arrivate conferme sull’interesse del fondatore e amministratore delegato di CompuGroup Medical, colosso a livello mondiale della sanità elettronica, che potrebbe puntare sul Lido per realizzare un progetto di ricerca.

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IL SIMBOLO / 1

L'ingresso d'acqua dell'Hotel Excelsior, punto d'arrivo delle star della Mostra del Cinema
L'ingresso d'acqua dell'Hotel Excelsior, punto d'arrivo delle star della Mostra del Cinema

Excelsior venduto al gruppo inglese dopo lunghi lavori di ristrutturazione

Nei giorni scorsi è stato venduto da Coima Sgr l’hotel Excelsior,inserito insieme al Des Bains nel fondo immobiliare Lido di Venezia II. L’acquirente è il gruppo inglese London&Regional, che ha reso disponibili ulteriori risorse destinate alla ristrutturazione dei finanziamenti originari dell’Hotel Des Bains, favorendo il relativo piano di valorizzazione.

Il fulcro dell’operazione sta nella ristrutturazione finanziaria del fondo Lido di Venezia II, a cui Coima è subentrata nel 2015 su richieste delle banche dopo il fallimento di Est Capital. Il fondo fino a ieri era infatti indebitato per 137 milioni di euro, di cui 92 milioni relativi all’Hotel Excelsior e 45 milioni al compendio dell’Hotel Des Bains. Negli ultimi anni, durante la stagione invernale l’hotel Excelsior è stato al centro di importanti lavori di ristrutturazione alla facciata e alla struttura interna, necessari al consolidamento dell’edificio.

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IL SIMBOLO / 2

L'Hotel Des Bains, uno dei capolavori della Belle Epoque. Chiuso da 12 anni, svuotato dei suoi capolavori, abbandonato e in rovina
L'Hotel Des Bains, uno dei capolavori della Belle Epoque. Chiuso da 12 anni, svuotato dei suoi capolavori, abbandonato e in rovina

Des Bains abbandonato da dodici anni in attesa del piano di recupero

Chiuso da ormai dodici anni, con una parte del tetto parzialmente crollata nel 2021, ora il Des Bains aspetta solo che le banche diano l’ok al piano di recupero da 150 milioni. Se ne parla da anni, ma i cantieri ancora non partono. Nei mesi scorsi però Coima ha già avviato una selezione del nuovo operatore dell’hotel e della spiaggia – la cui concessione è stata a sua volta rinnovata per altri 20 anni – attraverso la presentazione di offerte da parte di quindici catene internazionali.

Una volta selezionato l’operatore sarà elaborato il progetto definitivo, che sarà comunque rispettoso della sua destinazione originaria di hotel con 190 camere, del Lido e della sua storia. L’intervento riguarderà i saloni monumentali, e includerà il consolidamento delle strutture, paramenti murari, fondazioni, solai e coperture, nel rispetto del vincolo paesaggistico monumentale che sarà condiviso con la Soprintendenza.

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IL PROGETTO AGLI ALBERONI

L'ex colonia Padova, di proprietà della famiglia Marzotto agli Alberoni
L'ex colonia Padova, di proprietà della famiglia Marzotto agli Alberoni

Resort di lusso all’ex colonia Padova. Advisor incaricato dalla famiglia Marzotto

L’idea del maxi resort nell’ex colonia Padova degli Alberoni di proprietà della famiglia Marzotto, immersa nell’oasi naturalistica, è tutt’altro che naufragata. Anzi: che si tratti di un hotel a quattro stelle superior o addirittura un cinque stelle, l’operazione immobiliare stimata tra i 40 e i 50 milioni di euro complessivi ad oggi è la soluzione più concreta.

Sembra essere definitivamente archiviata, invece, la proposta di una struttura alberghiera con annessa clinica di lusso VivaMayr lanciata da Ivan Holler. Nei mesi scorsi la società Aquarius, che fa capo alla famiglia Marzotto, ha incaricato l’advisor AntoItalia, agenzia milanese tra le più quotate in ambito real estate, di cercare partner e fondi d’investimento da coinvolgere nel recupero dell’area. Individuato il gestore, a questo spetterà la gestione dell’hotel di lusso (120 camere e spiaggia privata), che si collegherà ai 38 appartamenti già realizzati dal gruppo Marzotto nell’area.

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IL GIOIELLO

L'ex Caserma Pepe, a San Nicolò, fu la sede dei Fanti da mar della Serenissima e poi dele Truppe anfibie. Abbandonata negli anni Novanta è stata parzialmente restaurata volontariamente dal gruppo Biennal Urbana che l'aveva rivitalizzata
L'ex Caserma Pepe, a San Nicolò, fu la sede dei Fanti da mar della Serenissima e poi dele Truppe anfibie. Abbandonata negli anni Novanta è stata parzialmente restaurata volontariamente dal gruppo Biennal Urbana che l'aveva rivitalizzata

Ca’ Foscari nel futuro della Caserma Pepe con uno studentato da 220 posti letto

Altro gioiello lidense abbandonato da tempo è la Caserma Pepe a San Nicolò. Ad aprile Ca’ Foscari ha approvato l’autorizzazione all’avvio delle attività per lo sviluppo del progetto relativo al restauro dell’ex Caserma a uso di residenza universitaria.

Già in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’ateneo la rettrice aveva anticipato l’intenzione di partecipare al bando ministeriale legato ai fondi per le nuove residenze universitarie, per riqualificare la Caserma Pepe e farne uno studentato con 220 residenze e altre attività connesse, una biblioteca, sale riunioni, aule studio, oltre a palestra e spazi internet.

Al progetto per il riuso della cinquecentesca Caserma Pepe Ca’ Foscari lavora in collaborazione con Comune, agenzia del Demanio, Agenzia Sviluppo Venezia e Soprintendenza. Il complesso è di proprietà del Demanio ma destinato a passare al Comune con un piano di valorizzazione adeguato. Manca l’ok dal ministero.

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IL PARCO VIETATO

La piccola pozione costruita del Parco della Favorita, i residenti chiedono la creazione di un parco all'inglese con lo sfoltimento delle piante
La piccola pozione costruita del Parco della Favorita, i residenti chiedono la creazione di un parco all'inglese con lo sfoltimento delle piante

Il parco pubblico della Favorita ormai sommerso da vegetazione e calcinacci

L’ex Favorita del Lido, eterna incompiuta. Più di 18 mila metri quadri di area verde attrezzata di proprietà del Comune, oggi sommersa dalla vegetazione e dal degrado. Ex circolo ricreativo dei dipendenti dell’ospedale al Mare, luogo di ritrovo fin dagli anni ’70 per intere generazioni di residenti e scolaresche: vuoi per una festa di gruppo, una manifestazione sportiva, per una lezione di tennis o una partita di calcio tra amici.

A 15 anni da quando i lucchetti ne hanno sbarrato l’ingresso, nessun concreto piano di recupero. Eppure, di riqualificazione se ne dibatte da anni. Da ultimo il piano presentato dall’associazione di giovani Venice Calls, al primo tentativo di cimentarsi in un progetto di rigenerazione urbana. Concluso tuttavia in nulla di fatto. L’area di San Nicolò non è più tra quelle alienabili dal Comune, il suo futuro potrebbe essere collegato al recupero dell’ex ospedale al Mare.

La popolazione residente aveva chiesto un parco all’inglese, aperto e senza recinzioni, ma con lo sfoltimento delle piante per garantire la sicurezza.  Sarebbe la più grande area verde pubblica lagunare.

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