Il mito Chanel: Coco raccontata dai suoi libri

VENEZIA. Prima ancora di tagliare stoffe, di accorciare orli e inventare i pantaloni; prima di buttare via i bustini con le stecche, i cappelli che sembravano paralumi e le gonne a caramella; prima, insomma, di essere la donna che ha rivoluzionato la moda, Coco Chanel è stata una donna che si è sciolta nella bella prosa e soprattutto nella poesia, collezionando libri, disegni, stampe, dediche e manoscritti come fossero tessuti dai fili d’oro.
La biblioteca di mademoiselle, quei volumi rilegati in cuoio che lei definì «i miei migliori amici», è stata trasferita nella penombra di Ca’ Pesaro, a Venezia, protagonista della mostra “La donna che legge” (da sabato all’8 gennaio) il cui titolo affermativo svela la parte meno nota della stilista francese, la sua vita più raccolta, l’altra C incrociata.
Trecentocinquanta pezzi che raccontano i suoi gusti, le sue fonti d’ispirazione e l’amicizia che via via la legò a Jean Cocteau, Pierre Reverdy, Max Jacob; ma anche i disegni di Picasso e la dedica di Apollinaire, i suoi appunti con una calligrafia ordinatissima, la foto scattata mentre si è addormentata con un libro in mano, la Bibbia, Il Cantico dei Cantici e le Confessioni di Agostino.
L’aura intellettuale dell’omaggio a Coco, tuttavia, nulla ha potuto contro il glamour dell’inaugurazione di giovedì che, dopo le visite contingentate dei duecento giornalisti accreditati, ha visto sfilare sul grey carpet del museo le testimonial della Maison, attrici e bellissime signore. In un rutilare di giri di perle, borsine matelassé, frange e camelie; in una declinazione di bianchi e neri accostati, fusi o sovrapposti; in un’atmsofera quasi da Mostra del cinema, con un apparato di sicurezza da serata inaugurale, sbarcano i volti e i corpi che hanno incarnato Chanel nel mondo. Ed ecco che a Ca’ Pesaro arrivano, tutte in Chanel fino all’ultima passata di rossetto, Keira Knightley, Anna Mouglalis (già protagonista del film “Coco Chanel & Igor Stravinsky”), ma anche Luisa Ranieri, Kasia Smutniak e Alessandra Mastronardi. Attesa Caroline de Maigret (appena nominata nuova ambasciatrice Chanel).
Quattrocento gli invitati, ma non tutti insieme. Primo scaglione alle 19; secondo (più prestigioso) alle 20.30 con dress code da cocktail. Ammirevole la corsa delle signore a tirar fuori dall’armadio, o a farsi prestare dalle amiche, qualcosa che facesse Chanel, fosse anche solo una catena o un tailleurino vintage, mentre centinaia di tacchi salivano su per la scalinata (che sarà restaurata da Chanel insieme a un ciclo di quattordici tele) e arrivavano davanti al manoscritto di Madame Bovary di Flaubert.
La mostra, che fa parte del progetto itinerante “Culture Chanel” ed è stata curata da Jean-Lousi Froment, racconta in filigrana la vita di Gabrielle Bonheur Chanel, nata poverissima nel 1883, l’infanzia in orfanatrofio di suore, il primo lavoro come commessa in un negozio di biancheria a Moulin, e poi via via l’ascesa irresistibile, l’amour fou per Boy Capel (che morì in un incidente d’auto a soli 38 anni), il primo negozio al 31 di rue Cambon a Parigi, il secondo a Deauville, il suo amore per Venezia, la destrutturazione degli abiti ottocenteschi, la comodità della maglia, la paglietta, i giacchini. Ecco allora che i fili di perle sono i rosari della sua infanzia, il bianco e il nero i colori delle monache, le righe bianche e blu le casacche dei marinai della Normandia.
Come in una conversazione mai interrotta, “La donna che legge” restituisce a Coco Chanel quel che nessun le aveva tolto, ma che forse era stato taciuto. «È un ritratto indimenticabile di una donna straordinaria» spiega la direttrice dei Musei civici di Venezia, Gabriella Belli «attraverso la quale si entra in sua grande intimità». «Questa mostra parla di una donna che ce l’ha messa tutta - dice la presidente dei Musei Civivi, Maria Cristina Gribaudi - anche i giovani hanno bisogno di un modello come lei, è come se fosse ancora qui, la percepiamo nell’aria». Chanel n.5, pare.
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