"Il mare si sta alzando e il Mose non basterà"
Corrado Clini a Watec: sarà un’opera importante, ma per proteggere Venezia in futuro serviranno interventi integrativi

Interpress/Mazzega Agostini Venezia, 28.08.2012.- l'arrivo del Min. Corrado Clini in Comune di Venezia.-
VENEZIA. “Flood management”, ovvero “la gestione delle inondazioni”: è questo il titolo dell’intervento fatto da Corrado Clini al Watec Italy 2016, il simposio internazionale di tre giorni che si tiene al Pala Expo di Marghera sui problemi di gestione e depurazione delle acque con esperti e imprese di tutto il mondo. Per Clini «Venezia come tutte le zone costiere del mondo deve prepararsi a eventi climatici più severi di quelli che abbiamo già conosciuto, per questo è urgente finire in fretta il Mose e farlo funzionare, anche se non basterà a contrastare le acque alte».
Clini ha cominciato la sua carriera come medico del Lavoro a Porto Marghera e poi al ministero dell’Ambiente, fino a diventarne ministro (governo Monti) per poi lasciare bruscamente la carica in seguito agli arresti domiciliari per l’apertura di un’inchiesta della magistratura, partita da Ferrara e poi trasferita a Roma, per presunta corruzione nell’ambito della cooperazione internazionale. Oggi Corrado Clini è docente in Cina (Shanghai) e negli Usa, formatore e consulente specializzato di imprese e istituzioni internazionali in gestione. A proposito dell’inchiesta nei suoi confronti, com’è la situazione? «Ho la coscienza pulita, senza dilungarmi posso dirvi che dopo due anni di giudizio immediato non non ho ancora capito da quali accuse devo difendermi. La pubblica accusa, infatti, non ha ancora definito né le accuse né le prove che le supporterebbero. Nemmeno le ricerche di inesistenti somme o conti che farebbero capo a me hanno portato a nulla. La prossima udienza, malgrado il rito accelerato deciso dalla Procura, dopo quella del maggio scorso sarà solo il mese prossimo».
Nella sua conferenza a Watec ha lanciato un nuovo allarme per Venezia. Qual è? «Venezia e tutta la costa del Nord Adriatico rappresentano uno dei simboli del futuro del clima per l’elevata vulnerabilità all’innalzamento del livello del mare, l’erosione delle coste e le maggiori precipitazioni dovute ai cambiamenti climatici che influiscono anche sulle risorse idriche a disposizione. L’aumento della temperatura dei mari e il repentino inizio dello scioglimento dei ghiacci dei poli stanno aggravando la situazione, secondo le previsioni internazionali entro il 2050 il livello dell'Atlantico crescerà di altri 25 centimetri e lo stretto di Gibilterra e l’alta salinità del Mediterraneo non basteranno a proteggere l’Alto Adriatico».
Ma c’è il Mose che, se tutto va bene, entro qualche anno comincerà a funzionare. Basterà a proteggerci? «Il Mose, se sarà ultimato e funzionerà come dovrebbe, sarà una grande opera di adattamento ai cambiamenti climatici, ma gli scenari del futuro del clima indicano chiaramente l’esigenza e l’urgenza di interventi integrativi per proteggere le coste, da Monfalcone a Jesolo, dal Lido di Venezia a Ravenna. Non è un’indicazione nuova, perché nella comunicazione del 2004 dell’Italia alle Nazioni Unite sulla vulnerabilità del nostro Paese, come Ministero avevamo già segnalato e documentato il rischio “incrementale” per Venezia rispetto il progetto del Mose».
Tangenti Mose, al via il processo
Venezia e la laguna hanno anche il problema delle aree inquinate di Porto Marghera, che contaminano le acque piovane e di falda che finiscono in laguna. È così? «Certo, al ministero dell’Ambiente abbiamo lavorato seriamente per anni, per Venezia e Porto Marghera; abbiamo preparato e sottoscritto accordi di programma e nuove procedure semplificate per le attese bonifiche, sulla base dell’utilizzo o vincolo urbanistico dei terreni che si vogliono risanare. È stata avviata anche la costruzione della muraglia di marginamento, che dovrebbe evitare lo scarico in laguna delle acque contaminate, un’opera che però non è ancora completata come non è completato l’intervento a monte della prima falda e questo mette ancora più a rischio di allagamenti la terraferma veneziana che, come tutti sanno, è sotto il livello del mare, tanto che siamo pieni di idrovore per sollevare l’acqua da far arrivare in laguna e poi in mare».
Nell’ultimo decennio sono stati definiti accordi e leggi che ora sono congelati o sono stati del tutto abbandonati sia dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che dal governatore Luca Zaia che li aveva firmati. Che ne pensa? «È vero, abbiamo lavorato sodo, coinvolgendo anche la società civile, le istituzioni locali e le imprese con il preciso scopo di difendere la laguna, mettendo in sicurezza Porto Marghera con il marginamento per poi bonificarla, a cominciare dai 107 ettari ceduti da Eni ma non ancora acquisiti dal Comune, per poi avviare la rigenerazione economica sostenibile di un’area immensa piena di infrastrutture e servizi e con un grande bisogno di nuove attività e nuovi posti di lavoro. Purtroppo il nostro lavoro è stato lasciato a metà e se non verrà completato la situazione veneziana sarà sempre più grave. Non c’è nemmeno più il Magistrato alle Acque e la Città metropolitana, che potrebbe prendere il suo posto, non lo ha ancora fatto».
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