Il Comune: stretta sui venditori abusivi

L’assessore D’Este e il prefetto Cuttaia lavorano per mettere a punto una norma che incida sul permesso di soggiorno

VENEZIA. In corteo dal campanile di San Marco sino al Monumento di riva degli Schiavoni, con in mano le foto segnaletiche delle borseggiatrici e dei borseggiatori che da anni sono in attività nella ressa dei turisti in piazza San Marco come a bordo dei vaporetti Actv. È accaduto sabato. Una protesta clamorosa, non autorizzata, che fa seguito a quella di una settimana fa, quando gli ambulanti di San Marco hanno chiuso i loro banchi, piazzandoli sul ponte della Paglia e a ridosso delle Prigioni, dove i venditori irregolari si riuniscono a decine a vendere la loro merce.

«Siamo solo veneziani che protestano spontaneamente contro il degrado, l’abusivismo che si fa sempre più aggressivo, le estorsioni che impongono le “statue” che pretendono 5-10 euro in cambio di una foto inseguendo i turisti fin dentro i ristoranti, il racket di chi vende il grano in piazza, l’imperversare di borseggiatrici che non temono di farsi scudo con i loro bimbi neonati in braccio, per mettere a segno i loro colpi», racconta uno dei manifestanti, mentre poco lontano i venditori di bastoni per selfie continuano imperterriti il loro lavoro abusivo.

Non è una novità di oggi, ma la protesta spontanea di un piccolo gruppo di operatori della Piazza, fa seguito a quella dei negozianti ed esercenti dell’Associazione Piazza San Marco, con il presidente Alberto Nardi a “presidiare” davanti alla sua gioielleria le decine di bengalesi che vengono rose, dardi luminosi, bastoni dal selfie : «Ne ho contati 45, domenica scorsa».

Una protesta che dà sfogo a un senso di impotenza che pervade le stesse forze dell’ordine, in quel continuo arrestare-processare-scarcerare oppure bloccare-sequestrare merce-multare-ribloccare-risequestrare che porta in carcere solo i ladri più recidivi, mentre i venditori abusivi semplicemente non pagano mai le sanzioni e riprendono a vendere le loro cose. Che fare?

Hanno solo 12 e 14 anni i due baby-borseggiatori in azione a San Marco
Giovanissimi borseggiatori in azione nella ressa del ponte della Paglia

«Ci sono due ordini di problemi, in effetti: uno riguarda il commercio abusivo, l’altro i borseggi, un cancro sociale e di degrado vero e proprio che si è insediato nel tempo e non è stato stroncato all’origine», osserva l’assessore alla Sicurezza Giorgio D’Este. «Per quanto riguarda il commercio ambulante, stiamo lavorando da mesi con il prefetto Cuttaia per mettere a punto una norma che, partendo da un decreto sicurezza del governo del luglio 2015, permetta di incidere sul permesso di soggiorno, che è quello che sta più a cuore a queste persone. A Venezia 5 mila bengalesi lavorano alla Fincantieri, altri 3 mila nelle cucine dei ristoranti, poi come secondo lavoro molti di loro vendono rose, dardi, bastoni per selfie. Le multe non le pagano, creando anche un problema di bilancio al Comune. L’unico deterrente serio è colpirli nel permesso di soggiorno in caso di recidiva, che impedirebbe loro di lavorare regolarmente: non è semplice perché non possiamo fare noi la norma di legge, ma con il prefetto Cuttaia stiamo lavorando sul punto e contiamo di poter presto mettere in pratica questo vero deterrente. Un altro problema è quello dei bortabagagli: sono molti e spesso protagonisti di risse. La legge dice che basta avviare una partita Iva e non servono autorizzazioni, ma bisogna avere il certificato penale pulito. Immaginiamo che in molti casi lavorino in nero: chiediamo alla Finanza di occuparsi di quest’aspetto tributario. Quanto ai borseggiatori è una piaga, capisco la frustrazione di chi li arresta e li rivede subito in libertà, «ma è un problema di ordine pubblico sul quale il Comune non ha competenza: da anni esiste una ripartizione del territorio tra le diverse forze dell’ordine, coordinato dalla Prefettura».

Roberta De Rossi

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