«I ruderi dei Molini di Sotto rischiano di crollare sulla gente»
Mirano. Dello storico edificio restano solo i muri perimetrali. L’allarme delle relazioni tecniche inviate al Comune, ma la perizia statica commissionata dal proprietario esclude ogni pericolo

MIRANO. «Casca dentro o casca fora? ». I miranesi scommettono sui Mulini di Sotto, ma c’è poco da scherzare. Lo storico edificio, ridotto ai soli muri perimetrali, incombe sul bacino del Muson e su via Barche e i cittadini si chiedono se non vi siano rischi per le persone. Di due tipi: il primo, più evidente, riguarda la facciata sud dell’ex opificio che potrebbe collassare su via Barche, nell’area dell’ex pesa pubblica. Dove le auto continuano a essere parcheggiate, le persone a transitare e il mercato settimanale a essere svolto regolarmente. L’altro ordine di rischio riguarda il bacino, che già soffre di problemi di deposito di fanghi e terreno, accumulati per il mancato scavo negli anni. Un eventuale crollo potrebbe creare problemi al defluire del Muson, in particolare nel salto d’acqua sotto i Molini, con problemi idraulici per l’intera zona e la piazza. E i miranesi si chiedono: «Ma non si può fare proprio nulla? Aspettiamo il dramma? ».
A riaprire il dibattito tra la gente è stato (e per una volta non il contrario) il Consiglio comunale di fine luglio. Ma del destino della storica struttura si era parlato solo pochi anni fa, dopo alcune foto aree pubblicate in un reportage della
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, che mostravano il degrado dell’area ripreso dall’alto: un rudere avvolto nell’incuria e apparentemente pronto a cedere da un momento all’altro. Proprio a seguito di quegli articoli erano pervenute al Comune alcune relazioni tecniche allarmanti. Una, datata 28 marzo 2014 e firmata dall’ingegner Piero Mazza, affermava che: «Si nota solo la muratura perimetrale, non inframezzata da elementi di controventamento. Il fabbricato non è assolutamente in condizioni di sicurezza: se la parte verso il bacino o il bosco potrebbe sbandare, la parete a sud potrebbe crollare invadendo la carreggiata».
Pochi giorni dopo il Comune chiedeva al proprietario, Massimo Rongaudio, di presentare una perizia statica entro 10 giorni. Cosa che il privato ha subito ordinato, con esiti più rassicuranti: «I paramenti murari non evidenziano stati fessurativi, sconnessioni o deformazioni che possano indicare l’esistenza di condizioni di pericolosità per persone o cose», afferma la relazione del professionista. Questo oltre tre anni fa. Ma adesso? «Il degrado è ravvisabile da chiunque, la Soprintendenza ha dato via libera al progetto, perché non si interviene e la struttura rimane in stato di abbandono senza alcuna messa in sicurezza? Né si pensa a bonificare l’area da piante e topi? », chiede Maria Giovanna Boldrin, firmataria insieme a Lega e civica di centro di un’interrogazione. «L’intervento è un’iniziativa privata», ribadisce il vicesindaco Giuseppe Salviato, «che il Comune ha accompagnato chiedendo la pulizia e la messa in opera di interventi di rinforzo. C’è la disponibilità del proprietario a farlo, è lui a dover garantire che non vi siano rischi per l’incolumità pubblica».
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