«I progetti di Piano? Bene, ma non basta»

Le reazioni all’impegno dell’archistar genovese: d’accordo gli ex assessori D’Agostino e Da Villa e il sindacalista Meneghetti
Di Gianni Favarato

MARGHERA. Nel deserto post-industriale di Marghera un’iniziativa di rigenerazione urbana con i due micro-progetti di Renzo Piano e dei “ragazzi” del gruppo di studio G124 è la benvenuta.

Ma chi a Marghera abita, lavora da una vita e di progetti mai realizzati ne ha visti fin troppi vorrebbe vedere molto di più del “regalino” del grande architetto genovese e senatore a vita, alla decadente periferia di Venezia.

«Ogni contributo alla soluzione dei grandissimi problemi di Porto Marghera è il benvenuto, soprattutto quando coinvolge con stage giovani architetti», commenta Roberto D’Agostino, architetto e già assessore comunale all’urbanistica. «Ma va anche detto che si tratta di un intervento minimo, forse troppo enfatizzato rispetto al suo impatto reale sull’atteso rilancio di Porto Marghera che, non dimentichiamolo, presuppone interventi di tutt’altra dimensione pensati e realizzati con una visione complessiva di una città complessa e fragile come Venezia».

«Abbiamo bisogno», aggiunge l’architetto, «di ripartire da cose vere e cantierabili, senza perdere grandi occasioni come il nuovo porto passeggeri realizzabile proprio a Porto Marghera e come il recupero dei 107 ettari ceduti da Eni a Comune e Regione di cui Comune e Regione non parlano più e che, invece, vanno riprogettati in un ambito che metta in cantiere davvero le opere di bonifica irrealizzate e favorisca l’insediamento di nuove attività e soggetti di sviluppo».

«In una terra di nessuno come Porto Marghera qualsiasi intervento di recupero ambientale, idraulico e paesaggistico è il benvenuto», puntualizza l’ex assessore provinciale all’Ambiente, Ezio Da Villa, insegnante e socio di uno studio di ingegneria energetica e un altro di ingegneria idraulica, «tanto più se a realizzarlo è un architetto di fama mondiale come Renzo Piano e i tre giovani architetti dello studio G124 che hanno partecipato a tante riunioni della nostra associazione, Marghera Libera e Pensante. Loro hanno preso visione del lavoro di progettualità fatto negli ultimi vent’anni a Marghera. Una progettualità, come testimonia l’accordo per il Vallone Moranzani, che purtroppo è caduto nel dimenticatoio veneziano, che permetterebbe di costruire la rigenerazione di un territorio attraverso la partecipazione di chi lo abita, coniugando per esempio, il risanamento ambientale e urbano, con interventi idraulici sostenibili, come quelli sull’asse Panorama, Vaschette, Ca’ Tron che permetterebbero di prevenire le alluvioni e ristabiliscono l’equilibrio tra terraferma e laguna con bacini naturali di espansione delle acque e la fitodepurazione».

Per Ezio Da Villa l’intervento di Piano e dei suoi “ragazzi” a Marghera «ha il merito di ricordare alle istituzioni pubbliche, a cominciare dal sindaco del Comune di Venezia al presidente della Regione, la necessità di impegno strategico, autorevole e competente, perchè il futuro di Porto Marghera va visto come un bene collettivo da risanare e valorizzare».

Anche Massimo Meneghetti, segretario dei chimici della Cisl, apprezza il «concreto, seppure minimo, intervento di Renzo Piano, ma aggiunge che «non basta a rilanciare Porto Marghera. Di accordi di programma e progetti privati e pubblici di riutilizzo delle aree industriali dismessi ci sono armadi pieni, quel che manca sono i cantieri che lavorano al posto di parole buttate al vento e carta che finisce al macero».

Meneghetti, a nome di tutti i sindacati, chiede al Comune e alla Regione «di uscire dall’immobilismo e dare gambe ai progetti già discussi dalle parti sociali che aspettano da anni di essere realizzati grazie al riutilizzo di aree, come i 107 ettari di Eni che Comune e Regione sembrano non volere».

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