«I lavori non sono quelli da noi autorizzati»

L’ex sindaco Casson: abbiamo votato un’attività di bunkeraggio, non l’attuale cantiere di Val da Rio

CHIOGGIA. «Tutti abbiamo votato sì all’impianto perché ci è stato spacciato come una semplice attività di bunkeraggio. Quello che si sta facendo in Val da Rio non è mai stato autorizzato». L’ex sindaco Giuseppe Casson, tirato in ballo come “complice” nel primo via libera rilasciato dal cda di Aspo, il 3 aprile 2014, si smarca dalle accuse e puntualizza un paio di cose.

«Personalmente non ricordo se ero presente alla riunione del 3 aprile», spiega Casson, «ma che ci fossi io o un mio delegato poco importa. Ho votato sì perché nel cda di Aspo si è sempre e solo votato per un impianto di bunkeraggio, perfettamente compatibile col Prg del porto. I due atti costitutivi del diritto di superficie redatti dal notaio Caputo, il primo agosto 2012, e dal notaio Prosperi, il 23 luglio 2015, prevedono una destinazione urbanistica che permette di realizzare un impianto di bunkeraggio e null’altro».

Casson ammette quindi di aver dato il suo ok, ma per qualcosa di molto diverso da quello che nei fatti si sta realizzando. «Il presidente di Aspo Fedalto in sede di cda», precisa Casson, «ha presentato la proposta di delibera come finalizzata alla realizzazione di un impianto di bunkeraggio, cioè un distributore. Peraltro nell’atto notarile del luglio 2015, addirittura dopo due mesi dall’approvazione del decreto interministeriale, sia Aspo che Costa Bionergie (braccio operativo di Socogas), perfettamente consapevoli di quanto si poteva realizzare, dichiaravano che non erano intervenuti mutamenti nella destinazione urbanistica (bunkeraggio) delle aree concesse in diritto di superficie, nelle quali non si poteva, e non si può tuttora, realizzare un impianto diverso dal bunkeraggio». Anche in altre occasioni l’ex sindaco ha sostenuto che per un impianto costiero da 9.000 metri cubi non bastava chiedere un ampliamento all’autorizzazione rilasciata nel 2009 per una stazione di carburanti, ma serviva ripartire con l’iter da zero. «Perché si possa costruire ciò che vorrebbe realizzare oggi Costa Bioenergie», sostiene l’ex primo cittadino, «è indispensabile che vi sia una variante al Prg del porto che ad oggi, come confermato nell’atto pubblico notarile del 2015, non c’è stata, nemmeno in forza del decreto interministeriale di maggio 2015 con cui si è autorizzato l’impianto. E quand’anche così fosse, il proprietario delle aree, cioè Aspo, non ha mai autorizzato la realizzazione di attività diverse dal bunkeraggio». (e.b.a.)

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