I ladri delle lampade nei cimiteri? Erano i titolari della ditta che le forniva
Incastrati dalla microcamere installate dalla polizia. Gli agenti intervenuti dopo le denunce dei parenti dei defunti che vedevano sparire i lumini votivi

GIORNALISTA: Morsego.AGENZIA FOTO: Candussi.LUOGO: cimitero Mestre.DESCRIZIONE: messa del primo novembre al cimitero di Mestre con la presenza del patriarca Moraglia e le autorità
I ladri dei cimiteri di Mestre: erano i titolari della ditta delle lampade votive
MESTRE. Sconcerto, turbamento ed angoscia, questi i sentimenti con cui tre cittadini di Mestre hanno denunciato al commissariato i furti avvenuti in cimitero sulle tombe dei loro congiunti.
Tutto ha inizio ai primi di maggio, quando una delle vittime, stanca di aver ripetutamente subìto prima il furto dei fiori dal loculo del proprio congiunto e poi quello della lampada votiva, si decide a fare denuncia alla polizia. Gli agenti del commissariato installano delle videocamere, utili ad incastrare i manolesta.
Nel frattempo la stessa vittima incarica del ripristino della lampada votiva la stessa ditta alla quale in precedenza ne aveva commissionato l’acquisto.
Qualche settimana dopo dalle indagini, a chiamare i poliziotti è il responsabile del cimitero comunale: li informa di aver ricevuto una comunicazione scritta da parte dei titolari della ditta preposta ai lavori di ripristino della lampada votiva, con cui gli stessi segnalavano che da un loculo situato in fianco a quello dove loro stavano operando, era stata asportata la fiamma in vetro che l’abbelliva.
In verità, quella segnalazione scritta si è poi rivelata solo pretestuosa in quanto, come permetterà di accertate l’esame delle riprese delle videocamere installate, a effettuare il furto segnalato erano proprio i due titolari della ditta.
Mestre, vendevano lampade votive e poi le rubavano dalle tombe
A inchiodarli per il furto, come pure per altri due episodi furtivi, sono state le riprese. Erano loro, i titolari della ditta, i ladri dei cimiteri.
Alla luce dei filmati in questione gli agenti del commissariato li hanno convocat. Loro, dopo un primo tentativo in cui negavano ogni addebito, alla fine sono crollati e uno dei due ha ammesso le proprie responsabilità senza però volerne rendere formale dichiarazione.
Il loro comportamento, che ravvisa la fattispecie del reato di “furto aggravato”, è stato segnalato, con denuncia in stato di libertà, all’autorità giudiziaria.
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