«Ho fatto il ponte della Costituzione, avanzo 14 milioni dal Comune di Venezia»

La struttura progettata da Calatrava è stata inaugurata nove anni fa. «L’ovovia? Un grande bluff costato una follia»
VITUCCI VENEZIA 01.09.2008.- VISITA SUL PONTE DI CALATRAVA. DR. BRUNO CIGNONI.- INTERPRESS
VITUCCI VENEZIA 01.09.2008.- VISITA SUL PONTE DI CALATRAVA. DR. BRUNO CIGNONI.- INTERPRESS

Venezia, Ponte di Calatrava: il costruttore reclama 14 milioni di euro

VENEZIA. «L’ovovia? È stata dall’inizio un grande bluff, costata una follìa. Non avrebbe mai potuto funzionare. E tutti lo sapevano». Bruno Cignoni, 76 anni, imprenditore di Lendinara (Rovigo) è il titolare dell’impresa che ha costruito il ponte di Calatrava.

«Ma da allora», dice, «non ho ancora ricevuto un euro, abbiamo rischiato il fallimento». In gennaio si dovrebbe concludere ora la vicenda processuale che vede di fronte l’industriale e il Comune, con la richiesta di risarcimento danni reciproca. «Ma il lavoro non me lo hanno mai pagato», attacca Cignoni, «e nel frattempo sono diventato vecchio. Con gli interessi siamo arrivati a 14 milioni di euro. Io aspetto. Ma è una vergogna vedere come tutti quei soldi siano stati buttati, anche in perizie e consulenze. Solo quella dell’ingegner Romaro, che aveva aggiustato il ponte dal punto di vista statico, era costata 450 mila euro».

Nove anni esatti dopo la sua inaugurazione, l’11 settembre del 2008, il ponte di Calatrava, in realtà ribattezzato Ponte della Costituzione, è ancora incompleto. Con i suoi problemi di tenuta statica e di materiali che si deteriorano, lastre che si rompono e gradini scivolosi. Ma soprattutto, la «grande incompiuta» dell’ovovia. «Per quel meccanismo assurdo hanno buttato via un sacco di soldi», continua, «le grandi buche scavate per non vedere le cabine in stato di riposo sono lì, inutilizzate, adesso sono buche cariche di immondizie e di topi, discariche a cielo aperto».

Perché si era scelto di aggiungere al ponte, disegnato dal celebre architetto catalano Santiago Calatrava, le cabine? «Un sistema che nessuno voleva», ricorda Cignoni, che ha deciso di rompere il silenzio, «fu scelto allora dal Comune per le pressioni delle associazioni dei disabili e la minaccia di esposti. Ma il punto non era costruire una struttura macchinosa, con grande dispendio di tempo per chi avesse voluto usarla, con ascensore e salita e discesa. Ma quello di garantire l’accesso al nuovo ponte alle carrozzine dei disabili».

«Per quello bastava una rampa, e noi l’avevamo progettata», continua l’imprenditore, «c’era anche una tesi di laurea di uno studente luav del povero professor Enzo Cucciniello. Ma non c’è stato nulla da fare. Hanno scelto l’ovovia e hanno buttato in acqua un sacco di soldi».

«Rimpiango di non aver detto di no», conclude Cignoni, «ho sbagliato a cedere e oggi me ne pento amaramente. Sono passati nove anni dall’inaugurazione del ponte. Ma l’ovovia, nonostante i vari tentativi di metterla in funzione, è ancora all’anno zero. Non va. E adesso perfino il Comune lancia l’idea che sarebbe meglio rottamarla, senza mai averla fatta partire». Proposta lanciata da Luigi Brugnaro, appena eletto sindaco nel 2015. «L’ovovia è lì, mai usata», accusa Cignoni, «e noi avanziamo 14 milioni di euro».

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia