Grandi navi, il Mit corregge Toninelli: le frasi del ministro irritano il M5S

VENEZIA. Partito di lotta e di governo. Il Movimento Cinquestelle predica da sempre «l’allontanamento delle grandi navi dalla laguna». Ma adesso che è al governo deve fare i conti con una situazione complessa. Ieri il ministro M5s delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha rilanciato in una intervista alla Nuova l’ipotesi Marghera per le navi sopra le 130 mila tonnellate e la Stazione Marittima raggiungibile dal canale Vittorio Emanuele per le altre.

La tesi approvata dal governo Gentiloni e suggerita da Delrio. Dichiarazioni inviate per iscritto al nostro giornale, che le ha pubblicate con il dovuto risalto. Ma la posizione di Toninelli ha fatto sobbalzare ieri mattina i grillini veneziani. I parlamentari Alvise Maniero, Orietta Vanin e Arianna Spessotto hanno inviato una segnalazione al loro ministro. «La nostra posizione sulle grandi navi non è cambiata», scandisce Vanin, «devono andare fuori dalla laguna». «Al ministero abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo su queste questioni che coinvolga tutti i soggetti interessati».
In mattinata lo stesso Ufficio stampa del ministero provvede a correggere in parte la rotta. Con una nota in cui annuncia che «gradualmente si dovranno portare tutti i colossi del mare fuori dal perimetro lagunare individuato con il decreto ministeriale del 1085».
Il tono è prudente, e tiene conto delle proteste arrivate dal Movimento veneto e anche dai comitati «No Grandi Navi». «No allo scavo di nuovi canali», dice adesso il ministero, «mentre sì all’attracco di navi fino a 40mila tonnellate utilizzando la Stazione Marittima ed eventualmente quella già pronta e mai usata di Chioggia».
«Bisogna ascoltare le istanze di coloro che conducono da tempo una dura battaglia per allontanare le città galleggianti da Venezia», conclude la nota, «battaglia che questo ministero vuole portare avanti senza alcun tentennamento».
Nel pomeriggio arriva il «timbro» dal Movimento Cinquestelle veneto. Stesse frasi, a rimarcare che la «linea» non è quella possibilista su Marghera espressa dal ministro, ma l’esclusione delle navi dalla laguna «che va tutelata, e più spazio alle politiche per la residenzialità e al controllo dei flussi turistici».
«Il Ministero e Toninelli», concludono i parlamentari, «hanno inoltre fatto sapere che è indispensabile ascoltare le istanze di chi conduce da tempo questa dura battaglia per allontanare da Venezia queste città galleggianti. Abbiamo già dimostrato che questa è anche la nostra battaglia, e la porteremo avanti senza tentennamenti».
Ma la frenata non convince. «Il ministero ha il dovere di proporre una soluzione», dice il presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin, «e di fornire più dettagliate valutazioni. Attendiamo l’apertura di un confronto pubblico e partecipato sulle diverse ipotesi in campo sulle quali la città dibatte da tempo». Quanto a Marghera, Bettin chiede se siano state fatte valutazioni approfondite sugli impatti ambientali, sugli scavi e la coabitazione fra attività industriali presenti nell’area e quelle crocieristiche».
«Si fa che tutto cambi perché nulla cambi», commentano con sarcasmo i comitati Laguna bene Comune e No Grandi Navi, «il ministro non ha risposto per mesi alle nostre segnalazioni. Adesso ha parlato, ma era meglio se stava zitto. Noi confermiamo la grande mobilitazione contro le grandi navi in laguna, con la due giorni di proteste del 29 e 30 settembre. Bisogna praticare soluzioni che tutelino la laguna e anche i posti di lavoro. Ma i giganti del mare devono star fuori».
Critico anche Luciano Claut, ex assessore grillino del Comune di Mira autore di un progetto per portare le navi a San Nicolò. «Da chi si è informato Toninelli prima di parlare? La sua proposta ricalca quella di Delrio. Con un raddoppio delle banchine e le grandi navi dentro la laguna. Se la decisione del Comitatone del 7 novembre, per lo scalo a Marghera, è stata molto criticata dalla città, anche la tesi del M5s, pur diametralmente opposta a quella di Delrio, risulta irreale: azzererebbe la crocieristica veneziana senza ridurre gli impatti delle navi da 40 mila tonnellate, che affollerebbero il bacino di San Marco ed il Canale della Giudecca». Ma decisioni non ne arrivano, e le grandi navi continuano a passare davanti a San Marco. La confusione è grande sotto il sole. —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia