Grandi navi a Marghera. E stop al nuovo canale

Ordinati nuovi studi per analizzare i rischi del Vittorio Emanuele Il terminal sulla sponda Nord, ma fra tre anni: per ora si resta a S. Marco
Le decisioni del Comitatone
Le decisioni del Comitatone

Stop alle grandi navi a Venezia, Mazzolin (Comitato NO): "Scelto il peggior progetto possibile"

VENEZIA. Grandi navi a Marghera, in canale Industriale Nord, sponda Nord. Stop al Vittorio Emanuele, per cui vanno fatti ulteriori studi per risolvere le criticità degli scavi e analizzarne i rischi. Centralità della esistente Stazione Marittima, ma solo per le navi «medio-piccole». Il Comitatone ha approvato ieri a Roma la delibera di intesa sulla soluzione al transito delle navi in bacino San Marco, a cinque anni e mezzo di distanza dal decreto Clini Passera. «Le navi a San Marco», ha precisato il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, «passeranno per almeno altri due o tre anni. Il tempo di realizzare il nuovo canale e le banchine. Ma la decisione è presa. C’è la volontà di superare il problema del transito delle grandi navi nel bacino di San Marco e in canale della Giudecca».

Le decisioni del Comitatone
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Una riunione durata quasi tre ore, aperta nella sede del ministero a Porta Pia con una lunga relazione del sindaco Luigi Brugnaro sui problemi della salvaguardia. Culminata con la firma del verbale di intesa. Adesso toccherà al governo stilare il cronoprogramma dei lavori, all’Autorità portuale fare gli approfondimenti, alla Capitaneria di porto emettere un’ordinanza per disciplinare il transito delle navi in canale della Giudecca. Resta il limite delle 96 mila tonnellate, vincolato alla modernità degli scafi e dei motori, alla sicurezza, a un pescaggio ridotto e ai filtri anti-inquinamento. Nell’ordinanza, recita il dispositivo finale, «si dovranno consolidare le limitazioni già oggi esistenti, valutando la possibilità di definire un limite tecnicamente sostenibile e compatibile, sia sotto il profilo ambientale che di tutela architettonico-paesaggistica per l’accesso via bocca di porto di Lido».



Approvato anche il «mini off-shore», struttura di sbarco per le navi commerciali a Malamocco, a ridosso della lunata e dell’area dei cantieri del Mose. «Potranno così arrivare a Venezia anche le grandi portacontainer che non avrebbero possibilità di accesso a Marghera. Nel frattempo verranno apportate modifiche alla conca di navigazione, realizzata dal Consorzio Venezia Nuova.



Marghera. La soluzione per le grandi navi è dunque Marghera. Proposta appoggiata da tutti i presenti: i ministri Delrio, Galletti e Franceschini, il presidente della Regione Zaia e il sindaco Brugnaro e i sindaci della gronda. Unico voto contrario quello del sindaco di Chioggia, Alessandro Ferro. «Dovranno allargare il canale dei Petroli», dice, «e così in laguna potranno entrare anche le navi di ultima generazione, fino a 200 mila tonnellate di stazza». Entro tre anni sarà costruita la nuova stazione Marittima nel canale Industriale Nord che potrà ospitare tre grandi navi contemporaneamente. Non dovrà interferire con il traffico commerciale e lo sviluppo dell’area sud e ovest, che andrà bonificata. Da Malamocco le navi approderanno a Marghera.

Vittorio Emanuele. Tutti d’accordo sulla necessità di «adeguare» il canale dove fino agli anni Settanta passavano le petroliere dirette a Marghera. Ma si è deciso di affidare all’Autorità portuale nuovi studi approfondimento per la fattibilità del progetto e l’analisi dei rischi. «Fare presto e garantire la centralità della Marittima», aveva detto il presidente della Regione Luca Zaia. Alla fine è stato messo a verbale che l’intervento dovrà essere «valutato e sottoposto ove necessario alla Valutazione di Impatto ambientale. La soluzione potrebbe essere una parziale rettifica della via d’acqua, per far arrivare in Marittima soltanto yacht e navi medio-piccole..

Mini off-shore. Accolta dal Comitato la propopsta che era stata fatta qualche mese fa dal Comune e dall’ex Magistrato alle Acque. Una struttura di ormeggio provvisoria per l e grandi navi commerciali e portacontainer. In attesa dei lavori di adeguamento della conca di navigazione di Malamocco. Defitivamente archiviato il progetto off-shorem proposto e approvato lo scorso anno dal Porto durante la presidenza di Paolo Costa.

Punto Franco. Si è parlato ieri anche del rilancio industriale e commerciale di Marghera. Il sindaco Brugnaro e il presidente Zaia hanno rilanciato la richiesta di avere come Trieste il Punto Franco. Dove non si paghino per tasse, come succede a Trieste, per rilanciare l’economia veneziana. «A Trieste è stato dato per rispettare un accordo di guerra del 1948», ha risposto secco il ministro Delrio, tenendo conto anche dell’opposizione al progetto della sua compagna di partito, la governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. «Competizione sleale», hanno replicato Brugnaro e Zaia, «noi chiediamo pari dignità».

I poteri. La Città metropolitana vuole partecipare al tavolo tra governo e Regione per la distribuzione delle deleghe sull’autonomia e dei poteri. Il Comune ha ieri ribadito durante la seduta del Comitatone l’intenzione di chiedere l’applicazione di quanto previsto dalla Finanziaria 2015, cioè il trasferimento di alcuni poteri dell’ex Magistrato alle Acque (oggi Provveditorato alle Opere pubbliche) alla Città Metropolitana.

Unesco. «Ci abbiamo messo la faccia, e adesso potremo dire all’Unesco che le navi non passeranno più per San Marco, salvando ambiente e occupazione», dice il sindaco Brugnaro. Il ministro Graziano Delrio dice di aver mantenuto la promessa del governo fatta all’Unesco.

San Marco. Per almeno altri tre anni le navi dovranno però passare per San Marco, in attesa della conclusione dei lavori per il nuovo terminal ed eventualmente del nuovo Vittorio Emanuele. Toccherà adesso alla Capitaneria di porto emettere la nuova ordinanza. Sentiti i portatori di interessi, ma anche i comitati e le autorità, gli enti locali e i parlamentari. Potranno passare le navi fino a 96 mila tonnellate se avranno dotazioni di sicurezza adeguate.

I comitati. Annunciano battaglia i comitati «No Grandi Navi», Ambiente Venezia e le associazioni come Italia Nostra, che avevano proposto la soluzione più radicale delle «navi fuori dalla laguna». «Ci rivolgeremo alle autorità dicono, «perché questa è una decisione illegittima. Le navi restano in laguna e aumenteranno la sua distruzione. A Marghera potranno arrivare anche le navi da crociera di ultima generazione, ancora più enormi di quelle di oggi. La mobilitazione popolare riprenderà».

Clini-Passera. L’ultimo punto dell’intesa prevede anche la possibilità di modificare il decreto Clini-Passera, firmato nel 2012 dopo il naufragio della Costa Concordia. «Riesaminare l’impianto del decreto», conclude il verbale approvato ieri, «Coinvolgendo anche altre aree che nel contesto del nuovo assetto organizzativo delle attività portuali appaiono oggi raggiungibili in sicurezza». Porta aperta alle grandi navi ospitate a Chioggia o in altri terminal come il Lido.

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