Gpl, domani al Tar il ricorso della ditta

Chioggia. Costa Bioenergie chiede ai giudici di sbloccare il cantiere dopo lo stop ai lavori. Il comitato accanto al Comune
CHIOGGIA. L’impianto Gpl torna all’attenzione del Tar del Veneto. Domani si terrà il primo round del ricorso presentato da Costa Bioenergie per chiedere l’annullamento dell’ordinanza comunale con cui si è imposto il ripristino dello stato dei luoghi a Punta Colombi. Il Tar esaminerà in prima battuta la richiesta di sospensiva per l’ordinanza, per entrare poi nel merito della questione dopo l’estate. L’udienza è stata fissata proprio nel giorno in cui il comitato No Gpl terrà la cena per raccogliere fondi con cui sostenere le spese per le azioni legali intraprese.


Nel ricorso, che la società ha presentato contro il Comune e contro la Soprintendenza ai Beni culturali che ha inviato all’amministrazione la nota con cui si chiedeva di procedere con l’ordinanza per l’assenza dell’autorizzazione paesaggistica, si presenterà accanto al Comune anche il comitato, con la formula “ad opponendum”. In aula domani quindi ci saranno gli avvocati di Costa Bioenergie e, per la difesa, gli avvocati civici del Comune, gli avvocati di Stato per la Soprintendenza e l’avvocato Matteo Ceruti per il comitato. L’esito della prima udienza dovrebbe conoscersi il giorno dopo. Pare già scontato però che il Tar concederà la sospensiva, quantomeno come scelta di prudenza. Sospendendo gli effetti dell’ordinanza, che impone il ripristino dei luoghi entro 120 giorni (dal 9 maggio) e solo come riflesso lo stop al cantiere, il Tar avrà più tempo per entrare nel merito e, in caso di una sentenza favorevole alla ditta, la richiesta di danni sarà di entità minore perché i giorni di chiusura del cantiere saranno limitati. «Ne siamo consapevoli», conferma il presidente dei No Gpl, Roberto Rossi, «è ovvio che in assenza di elementi certi un tribunale scelga intanto di concedere la sospensiva per evitare che il danno diventi di proporzioni maggiori, anche se noi siamo sicuri che l’ordinanza del Comune sia pienamente legittima e assolutamente giustificata. Il nostro legale appoggerà l’istanza del Comune e le motivazioni che hanno portato all’ordinanza, peraltro supportate dalla Soprintendenza e dal Ministero dei Beni culturali. Siamo comunque preparati a un primo pronunciamento di questo tipo, attendendo poi che fra qualche mese, presumibilmente a settembre, si entri nel merito delle indicazioni date dal Mibact e dalla Soprintendenza e si certifichi che il cantiere stava operando in assenza di un titolo autorizzativo paesaggistico indispensabile». Il ricorso di Costa Bioenergie sarà esaminato dalla II sezione del Tar Veneto (pratiche urbanistiche) e con come molti pensavano dalla III sezione (pratiche ambientali).


È la seconda volta che l’impianto finisce davanti il Tar. Il primo ricorso era stato presentato a novembre 2016 dal comitato per il rilancio del porto. Il Tar, in febbraio, ha decretato che non era ammissibile per la tempistica.


Elisabetta Boscolo Anzoletti


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