Gondole, due incidenti in poche ore tra i canali di Venezia

Una schiacciata da un taxi in rio della Canonica, l’altra in rio di Cannaregio. Il gondoliere: «Situazione di grave pericolo»

Venezia, vaporetti pubblici bloccati da gondole e taxi privati

VENEZIA. Due incidenti in poche ore. Una gondola schiacciata da un motoscafo in rio della Canonica, a San Marco. Un’altra sfiorata dalla poppa di un mezzo Actv del GiraCittà alla confluenza tra Canal Grande e rio di Cannaregio.

«Sto ancora tremando», dice Tobia Paties, il gondoliere che si è visto a meno di un metro le eliche e la poppa del mezzo e ha rivissuto l’incubo dell’agosto 2013, «avevo gente a bordo, si sono presi paura anche loro». Collisione sfiorata per un attimo, perché i due motoscafi in entrata e in uscita dal rio di Cannaregio si sono sfiorati. Uno si è messo di traverso, e solo per qualche decina di centimetri non ha schiacciato la gondola.

Secondo incidente in rio della Canonica. «Qui entra di tutto, anche in contromano», protesta un altro gondoliere, «barconi, taxi. Uno di questi ha schiacciato al muro una gondola all’ormeggio, provocando anche notevoli danni».

«Situazione al collasso, e nessuno fa nulla», protestano i colleghi. Paties ricorda che giusto un anno fa con gli altri gondolieri dello stazio San Marcuola aveva scritto una lettera di denuncia al Comune e alla Capitaneria. «Non ci hanno nemmeno risposto», dice.

Venerdì traffico a livelli di allarme. Situazione aggravata in mattinata dalla forte corrente crescente. «Sembrava un fiume, era difficile tenere le barche dritte», dice ancora Paties. Canali scavati in bocca di porto che hanno stravolto le correnti e la velocità delle acque. La conseguenza sono cambiamenti dell’habitat, erosione delle barene e dei fondali. E anche correnti innaturali nei canali interni.

Ma il primo problema resta il traffico. In questi primi week end d’estate decine di migliaia di passaggi in un giorno nei rii. Motoscafi taxi e noleggio carichi di turisti, soprattutto. La mattina barconi delle merci, alimentari e di servizio agli alberghi che si moltiplicano. Vaporetti strapieni. E la città si consuma. «Manca anche la cultura dell’acqua», dicono i gondolieri, «nessuno o quasi rallenta quando vede una gondola o una barca a remi. I vaporetti Actv corrono e fanno onde alte. I piloti ci hanno spiegato che si allungano i tempi degli imbarchi per la grande quantità di gente e poi devono recuperare».

Serve a poco, purtroppo, anche l’impegno dei vigili urbani dei canali. Due pattuglie in tutto, per i tagli agli straordinari e all’organico, che provano a mettere una pezza. Ieri mattina erano in Canal Grande e a Ca’ Foscari, altro nodo nevralgico e intasato del traffico acqueo cittadino, con il telelaser. Solo qualche multa, perché i motoscafisti segnalano via radio la loro presenza. Ma un effetto deterrente che almeno fa diminuire sensibilmente le velocità in quella parte di canale. Ma non basta.

«Il problema è che le barche sono troppe», dicono gli stessi operatori, «in questi giorni il flusso è impressionante».

Ma non succede nulla. Il Comune reclama poteri che non ha, la Capitaneria pensa al canale della Giudecca e alle navi, l’ex Magistrato alle Acque non ha abbastanza uomini. Così nei canali di grande comunicazione, a Sant’Elena e Fondamente Nuove, è il Far West. E nei tratti di Canal Grande fra Ferrovia e piazzale Roma, fra Rialto e rio di Noale, fra Ca’ Foscari e Punta della Dogana sembra di stare in autostrada nei giorni degli ingorghi d’estate. Un altro punto nero segnalato dall’Unesco. Mai risolto e nemmeno affrontato.

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