Gli strumenti del futuro per toccare il Novecento. Ecco il nuovo M9

Duecento fortunati hanno testato installazioni e servizi in vista dell’apertura “Il secolo peggiore, il secolo migliore” raccontato con le nuove tecnologie

MESTRE. In un museo tradizionale, tra le opere d’arte, si entra per riempire occhi e cervello di emozioni, colori, forme. Vietato toccare, però per motivi di sicurezza.

Al museo M9 di Mestre, che dal primo dicembre apre i battenti per raccontare il Novecento e le sue trasformazioni, in Italia e a Mestre, invece non si può non toccare.


Anzi la vista, l’udito e il tatto sono continuamente stimolati nei due piani della esposizione che ieri ha aperto i battenti ai primi 203 cittadini, chiamati a testare il funzionamento del museo e delle sue installazioni.

Tecnologia protagonista del racconto del Novecento nelle otto sezioni: la prima dedicata a demografia e strutture sociali; la seconda a consumi e stili di vita; la terza a scienza e innovazione; la quarta per economia, lavoro, produzione e benessere; la quinta riservata ai paesaggi e insediamenti urbani; la sesta allo Stato, le istituzioni e la politica; la settima alla educazione e alla formazione compresa la informazione e la ottava dedicata al sentirsi italiani.

Anteprima M9: ecco le installazioni che raccontano il Novecento


I due piani del museo ieri sono stati provati dai cittadini: giovani, adulti, anziani, bambini. Pannelli bianchi e neri con lettere bianche per le informazioni, grandi schermi che rimandano immagini, grafici, video, testimonianze dirette. E la realtà virtuale che aiuta a capire il reale, la storia. Ci sono le cucine che si animano con le storie delle servette e delle cuoche. Ci sono gli occhiali Oculus che permettono un viaggio immersivo in una cucina dei nonni, tra oggetti oramai ignoti a tanti. Francamente, chi li ha provati ha sentito un poco l’effetto nausea e i visori si fa fatica ad indossarli con gli occhiali da vista. Gli occhiali “Oculus” servono anche per sorvolare, in virtuale, cent’anni di Porto Marghera, guardando dall’alto il cambiamento. E di sussultare, per i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Entrate con noi dentro il museo M9


Si sussulta anche nella stanza che ripropone le sensazioni di un rifugio antiaereo, sulla testa le immagini delle bombe lanciate dagli aerei. Il rimbombo nella testa, la seduta che si scuote.

Affascinante l’effetto dello spazio Arena al secondo piano: area dove si alternano immagini e comizi della storia del paese. E ci sono anche le immagini delle donne in lotta a sostegno della legge sull’aborto oppure degli operai in corteo a Mestre. Con i materiali forniti da 117 archivi nazionali e le soluzioni ideate da 5 studi di installazioni tecnologiche, in pratica si ha una montagna, di dati, immagini e informazioni da animare per informare divertendo.

Entrate con noi dentro il museo M9


Si prova, giocando stavolta, cosa è la vita in fabbrica, quella alla catena di montaggio per costruire una macchina. Oppure, ancora, ci si posiziona davanti ad uno specchio che rimanda la nostra immagine con abiti di varie epoche storiche. Altra esperienza, quella dei dialetti italiani, rilanciati dalla voce dello spettatore che chiede una parlata. E ancora, nella sezione finale, dove la cultura fa spazio, giustamente, anche al Popular, ecco una stanzina discoteca: dentro ci sono musiche diverse, dalla mazurka alle canzoni di Battisti. E se ci si mette a ballare in gruppo il volume aumenta. Per la cronaca: Ci abbiamo provato ma le persone presenti hanno mostrato eccessiva timidezza nelle danze. Peccato.

Al museo M9 la conoscenza del Novecento si fa gioco. E c’è chi alla fine, seppur entrato con titubanza, ammette: «Mi sono divertito, ci dovrò però tornare con calma perché ci vogliono ore per vedere bene tutto e visionare tutte le informazioni» . Ieri le 203 persone hanno provato installazioni, prese Usb, pulsanti,segnaletiche e hanno concluso compilando un dettagliato questionario, riconsegnato poi alle casse aperte per l’occasione. Tra la gente anche otto mediatrici culturali, studentesse di Ca’ Foscari che hanno aiutato i cittadini a muoversi in uno spazio tutto nuovo, da comprendere. In prova la nuova wi-fi museale e la applicazione per telefonini che aiuta a programmare la visita in base all’orario.

Ci si ritrova ad aver passato due ore e mezza dentro il museo, senza rendersene conto. Prossime prove generali per altri cinque sabato, con la ressa di gente che si prenota. —


 

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