Giustizia veneta: un processo su due finisce in prescrizione

Inaugurazione dell'anno giudiziario, la presidente della Corte d'Appello Marini: "Qualche segnale positivo, ma servirebbero 2-3 anni per smaltire i 13 mila arretrati"
L'apertura dell'anno giudiziario in Corte d'Appello
L'apertura dell'anno giudiziario in Corte d'Appello

VENEZIA. I tempi dei processi di accorciano, ma nonostante lo sforzo di magistrati e personale amministrativo - in Veneto sempre pesantemente sotto organico, pur con le recenti assunzioni - ancor oggi un processo su due finisce in prescrizione: cancellato, chiuso senza colpevoli o innocenti, gettando al vento anni di indagini, lavoro di magistrati, cancellieri, perché la giustizia è arrivata troppo tardi.

Prescritto finisce infatti il 45 per cento dei processi penali che arrivano in Corte d’Appello di Venezia: un anno fa erano il 54 per cento. I numeri migliorano, ma sono sempre pesanti, mentre la mole dei contenziosi resta enorme, con oltre 13 mila fascicoli pendenti al penale e altrettanti al civile.

Corte d'appello di Venezia, la sfilata dei giudici in toga rossa e ermellino

Lo raccontano i dati sullo stato della giustizia veneta, che la presidente della Corte d’Appello Ines Maria Marini e il Procuratore generale Antonio Mura hanno presentato nel corso della cerimonia ufficiale per l’apertura dell’ anno giudiziario.

La presidente della Corte d'Appello, Ines Maria Marini
La presidente della Corte d'Appello, Ines Maria Marini

I tempi della giustizia. La risposta di giustizia migliora, ma è sempre troppo lenta. Nei tribunali veneti, la durata media dei processi di primo grado è diminuita in un anno da 636 a 571 giorni per i dibattimenti collegiali, 403 giorni davanti al giudice monocratico, un anno in sede di riti alternativi. Per una sentenza civile di primo grado bisogna attendere quasi 3 anni: 981 giorni. Poi l’Appello: tempi ridotti, ma pur sempre 1201 giorni di media al civile e 1163 giorni al penale.

Una sconfitta della giustizia. Il permanere di  un alto numero di reati prescritti - ha sottolineato la presidente della Corte Marini, rappresenta una sconfitta per la giustizia creando «un diffuso senso di impunità, si privano di appetibilità i riti alternativi e si incentivano le pratiche dilatorie». Per quanto concerne la Corte d'appello, ha aggiunto, restano pendenti alcuni tronconi del processo Mose e alcuni procedimenti per reati di terrorismo di matrice islamica. Crescono i reati legati al furto nelle abitazione. Marini ha poi sottolineato che è necessario coprire tutti i posti vacanti in tutte le figure professionali: «Oggi è però terminato il periodo della supplenza - ha concluso - noi magistrati abbiamo fatto fino in fondo la nostra parte. Non accettiamo più che la colpa della lentezza della giustizia ricada su di noi, ora tocca alle istituzioni centrali fornire le risorse umane necessarie»

Come se ne esce? «Voglio evitare il disfattismo che ha caratterizzato le inaugurazioni degli ultimi anni e sottolineare i punti positivi che pure ci sono, come l’incremento della pianta organica e il contenimento della patologica pendenza arretrata», sottolinea la presidente Marini, «ma i problemi ci sono e la Corte d’Appello sconta decenni di sottodimensionamento di personale non ancora sanato. Per smaltire il magazzino ci servirebbero 3 anni al penale e due al civile: un fardello che affligge la Corte e che va affrontato a monte». Come? «Ho fatto un’indagine e ci sono tre cause che provocano la prescrizione di un fascicolo su due», prosegue la Presidente, «incapacità della Corte di definire i procedimenti per carenza di organico, fascicoli che arrivano non completi e la scoperta che molti sono già prescritti in primo grado. Serve un controllo a monte per non fare lavoro inutile e nuovo protocollo con le Procure per definire le priorità nei reati, che valgono più del le statistiche del singolo magistrato: altrimenti, mandando avanti tutto, si disincentivano i riti alternativi in primo grado, perché si punta all’Appello per cercare la prescrizione».

Il procuratore generale Antonio Mura
Il procuratore generale Antonio Mura

Prescrizioni Inaccettabili. «L'elevato tasso di chiusure per prescrizione dei processi è inaccettabile a Venezia», da sottolineato  il procuratore generale della Repubblica, Antonio Mura, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno giudiziario a Venezia. «Il mutamento di rotta è possibile - ha aggiunto Mura - solo con una comunione d'intenti di tutte le fasi della Giustizia. Servono rivelazioni statistiche, serve porre attenzione sulla celerità dei passaggi dei fascicoli e serve, inoltre, inquadrare in una prospettiva di sistema l'apporto di ciascun ufficio. È apprezzabile la reintroduzione del concordato con rinuncia dell'appello, paragonabile ai riti alternativi in primo grado». Secondo Mura «le comprensibili reazioni dell'opinione pubblica di fronte alle scarcerazioni per la cessazione delle esigenze cautelari deve essere compensata dalla rapidità del giudizio».

«Ci coordineremo ancor più con le Procure per tenere sotto controllo “reati spia” come quelli economici, che possono nascondere l’esistenza di strutture criminali e infiltrazioni», osserva il neo Procuratore generale Antonio Mura, «o come lo stalking o le truffe online: casi che se presi singolarmente possono non essere gravi dal punto di vista del codice, ma che con una visione complessiva possono allertare sull’esistenza di un fenomeno ».

Emergenza e costi rifugiati. Restano altissimi i numeri delle procedure dei richiedenti lo status di rifugiati, che ricadono su una singola sezione del tribunale civile di Venezia, per tutto il Veneto: 1088 nuove domande, che si aggiungono alle 7 mila pendenti. «Una gran mole di lavoro», commenta la presidente

Marini, «considerando che in primo grado vengono accolte il 20-25% delle domande e in appello il 10. Ogni procedimento costa allo stato, a tutti i cittadini, 1300 euro: bisognerebbe calcolare anche questi costi quando si parla di accoglienza». Crisi delle banche. Le note inchieste sulla crisi delle banche venete, ha riversato migliaia di ricorsi sul tribunale civile e la Corte e un’impennata di procedimenti contro le sanzioni della Consob, passati da 13 a 109. Una molte di lavoro, accompagnata anche da due class action con migliaia di adesioni contro la Volkswagen.

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