Furto milionario al Ducale: ecco i due ricercati con i gioielli in tasca

Diffuse le immagini dei due membri della banda internazionale di specialisti che ha rubato i preziosi dello Sceicco del Qatar del valore di 3 milioni di euro

VENEZIA. Due, probabilmente serbi. Sono i ricercati per il clamoroso furto dei gioielli dello sceicco del Qatar da una teca blindata di Palazzo Ducale, mercoledì 3.

Venezia. Il furto di gioielli a Palazzo Ducale ripreso dalle telecamere di sicurezza

Sono i due che erano sicuramente dentro alla sala dello Scrutinio, sede dell'esposizione dei "Gioielli dei Marahajah" di proprietà dello Sceicco Al-Tahni, e che si sono avvicinati alla teca blindata un minuto prima che l'allarme suonasse: in quel momento la teca blindata è stata aperta e la spilla con diamante da 10 carati (valore un milione e mezzo di euro) e la coppia di orecchini coin diamanti e rubini (valore due milioni di euro) sono volatilizzati.

Una caccia all'uomo silenziosa per il furto milionario di gioielli a Palazzo Ducale
Interpress/M.Tagliapietra Venezia 03.01.2017.- Palazzo Ducale, rubati i gioielli della mostra “Tesori dei Maharaja”. Interno della mostra.

Solo dopo un minuto dall'apertura e dal furto l'allarme (collegato con la sala operativa della questura) è entrato in azione. Loro hanno usato quel minuto per uscire, distanti tra loro e con passo lento, prima dalla sala e poi, mentre la sicurezza chiudeva tutti gli accessi, sfuggire a ogni porta e a ogni possibile "rete" cje li trattenesse.

Nervi saldi, nessun accenno di corsa, anzi, mani nelle tasche come due persone normali. Ma normali proprio non sono, almeno secondo i poliziotti che stanno seguendo le indagini sul furto.

Sono usciti dalla Porta della Carta mentre l'allarme continua a suonare, qualche secondo prima che anche il pesante accesso al Palazzo venise sbarrato. Nelle tasche oltre tre milioni di gioielli.

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Dove sono andati e come? I poliziotti non hanno dubbi: professionisti di quel calibro sono già molto lontani e con loro i gioielli. Il tutto grazie a una macchina quasi "militare" che ha assicurato i sopralluoghi, l'analisi dei punti deboli del sistema, la copertura alla coppia di "operativi", i depistaggi per evitare che i poliziotti li potessero indivuare subito.

Gli agenti del Servizio centrale operativo hanno diffuso le immagini a tutte le polizie europee e in particolare a quelle balcaniche. 

 

 

 

 

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