Discoteca alla Misericordia, c’è l’esposto

Presentato ai carabinieri per l’uso improprio della chiesa, come avvenne un anno fa per la moschea

Per l’uso improprio della chiesa di Santa Maria della Misericordia come discoteca ora arriva anche l’esposto. A presentarlo ai carabinieri della stazione di Cannaregio è stato ieri il presidente del Comitato Marco Polo a difesa del Cittadino Luigi Corò, lo stesso che aveva presentato quello per la trasformazione dell’ex edificio di culto in temporanea moschea, secondo il progetto del padiglione dell’Islanda curato dall’artista Cristoph Buechel che, a nome dell’Islanda, che lo aveva ceduto uso religioso alla comunità islamica di Venezia. Proprio sulla base dell’esposto di Corò intervennero poi il Patriarcato e il Comune e il padiglione-moschea fu subito chiuso per la mancanza delle necessarie autorizzazioni. Ora però l’esposto riguarda l’Opening party della quattro giorni del “More Festival Venezia”, che ha appunto trasformato per una sera l’ex chiesa - ora di proprietà privata - in discoteca. Un uso che potrebbe ripetersi in futuro, a quanto sembra, secondo le intenzioni dei proprietari dell’edificio, la Reggiani Illuminotecnica.

L’esposto ai carabinieri chiede di sapere se per l’organizzazione della serata di musica dal vivo, siano state rilasciate le relative autorizzazioni, «se i locali avessero regolari autorizzazioni secondo le norme antincendio, così come dal punto di vista della sorvegliabilità (Tulps), sicurezza (impianti antincendio uscite) siano state rilasciate e acquisite le autorizzazioni». Ancora, «se siano o meno state rilasciate autorizzazioni per la somministrazione di alimenti e bevande e «infine se la Soprintendenza ai Beni Architettonici abbia ritenuto compatibile l’uso di codesti locali di pregio ed abbia autorizzato; in futuro adotterà come norma autorizzare sale discoteca all’interno di luoghi storici e di culto». L’esposto chiede anche di sapere se il Patriarcato abbia dato il suo benestare all’uso profano dell’ex chiesa, che invece sembrerebbe non essere stato richiesto. C’è poi un altro aspetto delicato: quello che sotto il pavimento della chiesa della Misericordia, una delle più antiche di Venezia - sopra il quale l’altra sera si è ballato - ci siano ancora delle sepolture. Interpellato su questo punto il presidente del Comitato cittadino Corò risponde così: «Io credo che le sepolture ci siano ancora, perché dalle mie ricerche d’archivio non mi risulta ci siano stati nel corso del tempo degli spostamenti». Insomma, la vicenda dell’uso «disco» della chiesa della Misercordia, pur sconsacrata, potrebbe non essere finita qui, con nuovi strascichi legali, come un anno fa per la moschea. (e.t.)

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