Deposito Gpl, indagato l’amministratore

Il legale rappresentante di Costa Bioenergie iscritto nel registro degli indagati per abusiva occupazione di spazio demaniale
CHIOGGIA. C’è un indagato nell’inchiesta della Procura di Venezia per accertare se sia o meno in regola il maxi deposito di Gpl di Val da Rio, il cui accesso è sotto sequestro da giovedì scorso. Il pubblico ministero Massimo Michelozzi - uno dei cinque magistrati del pool che sta svolgendo le indagini, nate dagli esposti del comitato No-Gpl e del Comune - ha iscritto a registro degli indagati il legale rappresentante della Costa Bioenergie, Luca Moroni. Un atto dovuto, per notificare il provvedimento di sequestro. L’ipotesi di reato che ha fatto scattare i sigilli per occupazione senza autorizzazione è, infatti, quella di violazione dell’articolo 1161 del codice della navigazione: “Abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza di limiti alla proprietà privata”. Ieri, la Procura ha trasmesso gli atti al giudice per le indagini preliminari Massimo Vicinanza, che nei prossimi giorni dovrà decidere se convalidare o meno il provvedimento d’urgenza firmato dal pubblico ministero.


Intanto, non si annunciano rapidi i tempi di ripresa dell’attività all’interno del cantiere del contestato deposito di Gpl. Costa Bioenergie ha, infatti, richiesto l’autorizzazione al Comune per aprire un nuovo varco d’ingresso, ma secondo il vicesindaco Marco Veronese i tempi per l’istruttoria non sarebbero così veloci. Per il Comune, gli operai dovrebbero utilizzare il varco doganale di Val da Rio, come le altre imprese che operano nel porto, chiedendo però le specifiche autorizzazioni.


Il sequestro cautelare preventivo, richiesto dal pubblico ministero Massimo Michelozzi ha così di fatto bloccato i lavori. La ditta ha precisato subito che i sigilli sono stati posti solo su 156 metri quadri del cantiere - l’ingresso - ma al momento ha sospeso l’attività, in attesa di decidere con i propri legali come muoversi.


È chiaro che l’impresa chiederà il dissequestro, sperando che il giudice delle indagini preliminari Vicinanza riveda il provvedimento emesso d’urgenza dal pubblico ministero, per non fa perpetrare l’ipotesi di reato. La ditta vorrebbe, nel frattempo, riprendere i lavori dentro l’area utilizzando una via alternativa per far accedere gli operai: ma qui il quadro si complica.


«Non so come faranno a entrare le maestranze», spiega il vicesindaco Veronese, «l’accesso è sotto sequestro così come una banchina. È vero che la ditta ci ha richiesto di poter aprire un secondo varco su strada, quello previsto nel progetto originario, ma l’istruttoria non è immediata. Dopo il vaglio dei nostri settori Lavori pubblici e Urbanistica, la pratica passerà alla commissione di Salvaguardia. C’è poi da capire se l’area sia di competenza di Aspo o della nuova Autorità portuale unica. Siamo ancora in attesa dei decreti attuativi della riforma dei porti per capire gli ambiti precisi di competenza. L’unica
chance
al momento per la ditta è di utilizzare il varco doganale chiedendo l’autorizzazione, non so però a quale delle due autorità».


Domani o martedì si conoscerà anche il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dal Comune e dal comitato No Gpl per ribaltare la sentenza del Tar che aveva concesso la sospensiva a Costa Bioenergie per riprendere i lavori dopo lo stop imposto dall’amministrazione comunale per l’assenza dell’autorizzazione paesaggistica.


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