Dentro l’ex Umberto I stagni, topi e degrado

MESTRE. A giugno 2018 saranno trascorsi dieci anni. Ma il tempo sembra essersi fermato dentro l’area del compendio dell’Umberto I, tra Candiani e via Circonvallazione.
Tutto fermo. Niente torri alte più di cento metri. Niente rilancio con un distretto commerciale, un albergo, nuove case. Niente rilancio con il recupero dei padiglioni ospedalieri che dovevano passare , a costo praticamente zero, al Comune di Venezia per essere riutilizzati. Niente cessione dal notaio. L’ex ospedale di Mestre chiuso e in gran parte demolito dal 2008 è una landa desolata, tra erboni alti, zanzare e topi che si contendono il primato sull’area con i pusher che qui gravitano la sera. Eppure, dicono i ben informati, ci sono due cordate di imprenditori pronte all’acquisto. L’ennesimo annuncio a vuoto? Si vedrà.

Tra la gente. «Non succede nulla ma intanto si vedono meno sbandati» dicono i vicini di casa, che convivono con il “buco nero” di Mestre. «Qualche settimana fa ho visto la foto di un arrestato per spaccio in campo S.Margherita a Venezia. L’uomo dormiva qui. Per quello non l’abbiamo più visto», dice un residente. Chi ha gli uffici in zona ammette: «Ci portassero il mercato coperto, sarebbe una bella idea. Invece...».
Da sessanta metri d’altezza. Dall’alto del condominio Donatello si comprende bene la vastità di questi cinque ettari di terreni abbandonati. Sulla destra c’è il padiglione De Zottis (doveva diventare una scuola, ricordate?), sulla sinistra il Cecchini, lato via Ospedale (si parlava di case in social housing realizzate da Ive). Al centro il Pozzan, coperto dagli alberi (e dal futuro incerto).
Tutti con le finestre e le porte murate e sbarrate da grate di ferro. Immobili storici che stanno deperendo come il panorama. Il Comune aveva stimato una spesa di almeno 11 milioni di euro per sistemarli. E con il degrado e il tempo, il conto sale.
Tra zanzare e topi. In pieno giorno non si vede nessuno. Richiamano l’attenzione le grandi vasche piene d’acqua, profonde fino a cinque metri, in mezzo all’area. Non sono un fiume, ma il lascito delle demolizioni della Medicina nucleare. Si sono riempite d’acqua che ora è fango marrone. In tinta con il Marzenego che scorre vicino.
Lì si sognava di fare un parco. Dentro l’ex Umberto I resistono le zanzare, voraci anche in questo finale di ottobre. Ne sanno qualcosa quelli del vicinato costretti a spendere in disinfestazioni ogni anno. Ci sono erboni alti, cavi che escono dal terreno. E topi, che per fortuna si tengono lontani. Un lampione curvato non illumina nulla.
Chiesetta recuperata. Solo la chiesetta, chiusa da una recinzione, è stata risistemata e abbellita dalla comunità ortodossa che l’ha ottenuta in comodato d’uso per le funzioni religiose. Un angolo di vita pieno di famiglie e bambini, che si ritrovano la domenica. L’altro segno di vita è il parcheggio allestito da Avm e che nei giorni scorsi è stato asfaltato con una spesa di 20 mila euro, Sempre Avm ha speso altri 35 mila euro: sono serviti per allargare il parcheggio dietro il Donatello, abbattendo la vecchia struttura che era diventata un dormitorio per sbandati, con allacciamenti abusivi e vestiti appesi alle corde. «Da quando c’è il parcheggio e quella casa non c’è più, i problemi sono diminuiti. Prima non si poteva lasciare la bici fuori che la rubavano subito. Aprivano anche le macchine in sosta. E c’era un continuo via vai di gente. Ora sono meno», confermano al Donatello.
Entrare? Facile. Entrare non è mai stato difficile: regolarmente vengono aperti varchi nella recinzione, vicino alla vecchia portineria. Ora si entra da dietro la fermata del bus di via Circonvallazione. Un balzo e si è dentro. In attesa degli investitori. Nel frattempo per tenere sbarrato questo spazio privato, il Comune ha già speso 100 mila euro.
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