Delitto Vanin, condanna a 16 anni congrua

SPINEA. Ancora un’altra donna magistrato, Luisa Napolitano, ha scritto le motivazioni per spiegare perché la pena alla quale è stato condannato l’assassino di Roberta Vanin, l’ex fidanzato Andrea Donaglio, è congrua. Così come un’altra donna magistrato, Roberta Marchiori, aveva condannato in primo grado l’imputato a 16 anni di carcere. Ora, con le motivazioni depositate in cancelleria nei giorni scorsi, la giudice relatrice afferma che «l’impugnata sentenza di primo grado meriti di essere integralmente confermata». A suscitare discussione e anche qualche protesta era stata la pena di 16 anni, troppo mite secondo alcuni. I conti sono presto fatti: il giudice Marchiori era partita dal massimo previsto per l'omicidio volontario aggravato dai futili motivi, ma l'aggravante è stata praticamente annullata dalle attenuanti generiche, che gli esperti sostengono non si neghino a nessuno, in particolare a chi è incensurato. Quindi, dai 30 anni si salta ai 24 anni, pena massima per un omicidio contestato senza alcuna aggravante: nel caso di Donaglio era d'obbligo lo sconto di un terzo perché ha scelto il rito abbreviato, che fa risparmiare tempo ed energie allo Stato e così si arriva dritto dritto ai sedici anni.
«La determinazione del giudice di primo grado», scrive Luisa Napolitano, «di individuare nel massimo edittale la pena base deve ritenersi congrua e correttamente motivata in considerazione della gravità del fatto, delle efferate modalità esecutive», Roberta venne colpita da 60 coltellate. «Il giudice ha ritenuto», prosegue la Corte d’appello, «di poter concedere le circostanze attenuanti generiche equivalenti all’aggravante considerando che Donaglio è persona incensurata, ha tenuto un positivo comportamento processuale rendendo ampia confessione, ha corrisposto alle parti civili a titolo risarcitorio una somma significativa ricavata dalla vendita di immobili, ha dimostrato di aver maturato una forma di resipiscenza rispetto al grave omicidio commesso». Il magistrato, per spiegare il gesto dell’imputato, cita un passo della perizia firmata dal medico e psichiatra Carlo Schenardi, il quale ha scritto «Donaglio, non potendo accettare l’idea di venire lasciato da Roberta, in quanto Roberta era di fatto un suo oggetto personale, metteva in atto ogni possibile manovra per riportarla a sè indipendentemente dalla richiesta di autonomia da parte di quest’ultima». Tutto questo, nonostante Donaglio avesse più volte tradito Roberta e continuasse ad avere rapporti con altre donne, addirittura - stando alle testimonianze raccolte da amici e parenti - con quattro donne contemporaneamente. La stessa Procura generale, comunque, aveva chiesto la conferma della condanna a 16 anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia