«Contrario, ma rispetto la legge»

«I cattolici dovrebbero sposarsi solo in chiesa e i sindaci, per coerenza, dovrebbero riflettere sull’obiezione di coscienza nei confronti di chi sceglie invece il municipio».
Alla vigilia della unione civile per la prima coppia omosessuale a San Donà, sabato mattina, il sindaco del Pd Andrea Cereser, cattolico praticante che celebrerà l’unione, alimenta un nuovo dibattito e prende le distanze. Si unirà infatti una coppia omosessuale storica della città che inizialmente non voleva troppo clamore, anche se poi la notizia è stata ampiamente esternata.
Ma il sindaco Cereser appare perplesso davanti all’evento che sta per officiare. «Preciso solo che io li unirò civilmente», spiega, «perché rispetto una legge dello Stato che lo prevede. Ed è una unione civile, non un matrimonio gay come si tende a definire sbagliando clamorosamente. Non un matrimonio. La legge prevede infatti le unioni civili e io farò quello che impone il mio dovere di primo cittadino di San Donà per farla rispettare e seguire quanto è stato richiesto. Resta il fatto che io non sono assolutamente d’accordo, a livello personale, e come cattolico ho scelto un’altra strada nella mia vita che è stata quella del matrimonio e in chiesa. Non sono d’accordo neanche con quei cattolici che invece scelgono di sposarsi civilmente in municipio».
«Oggi», prosegue, «si parla tanto di obiezione di coscienza nella Lega Nord per le unioni civili, ma allora per lo stesso motivo, e con coerenza, dovremmo discutere a affrontare il tema di un’obiezione di coscienza da parte dei sindaci e degli amministratori comunali cattolici davanti ai matrimoni civili scelti da persone che sono cattoliche e dovrebbero sposarsi di conseguenza in chiesa».
Un tema, quello dell’obiezione, rispolverato dal sindaco Cereser che sembra destinato ad aprire una nuova discussione in città. (g.ca.)
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