Coin, è braccio di ferro sul futuro dei dipendenti

Una ventina i trasferimenti nelle altre sedi del gruppo, incluse Bologna e Brescia La protesta dei sindacati: «Inaccettabile». Ora si attende la data dello sfratto

VENEZIA. I cartelli reclamizzano gli sconti, i primi scaffali si stanno svuotando e i dipendenti di Coin Excelsior ancora non sanno che fine faranno. Nel corso della riunione sindacale di venerdì, la posizione di una parte dei dipendenti (circa una ventina) è stata oggetto di accesa discussione tra Coin srl e le sigle sindacali, che si sono opposte a un eventuale trasferimento dei dipendenti nelle sedi più lontate, come Bologna e Brescia.

«Una soluzione inaccettabile - dice Fabio Marchiori di Uiltucs - se non si arriverà a un accordo, si rischia lo stato di agitazione». Il prossimo incontro è fissato per il 10 maggio, giorno entro la quale si saprà anche la data esatta in cui Coin srl dovrà lasciare l’immobile alla proprietà, la società Drizzly di Paola Coin.

Dei novanta lavoratori dello store di Rialto - tra contratti a tempo indeterminato, a tempo determinato e dipendenti dei vari corner - quasi una settantina ha trovato un altro impiego o è stata riassorbita dai marchi. Ma per altri venti dipendenti la situazione è più complessa.

Coin srl, dal proprio canto, ha proposto il trasferimento nelle altre sedi che, oltre a Mestre, Treviso e Padova, comprendono anche Bologna e Brescia, decisamente più lontane per chi magari ha famiglia a Venezia.

Nel frattempo si attende che il giudice del Tribunale civile Francesca Orlando si pronunci in merito alla data dello sfratto. Qualora il giudice dovesse confermare l’esecutività dello sloggio, il giorno stesso gli ufficiali giudiziari potrebbero presentarsi nello store di Rialto per farlo chiudere, pena l’occupazione dell’immobile senza titolo, e riconsegnare l’edificio alla proprietà.

Al centro di una contesa finita nel peggiore dei modi, c’è stato il canone di locazione passato dai 580 mila euro attuali ai 3 milioni di euro. L’offerta di 2 milioni e 100 mila euro proposta da Coin srl non era stata accettata e così, nell’arco degli ultimi mesi, i margini di trattativa si erano via via ridotti fino a diventare inesistenti.

Un mese e mezzo fa, Coin srl, in un comunicato, aveva espresso «grande rammarico per l’inevitabile conclusione a cui sta giungendo la vicenda», rimarcando «la volontà di ritornare in città non appena si renderà disponibile una soluzione in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze commerciali».



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