Clamoroso furto dei tesori del Maharaja a Palazzo Ducale, incastrata la banda

A Venezia, il  capo della polizia Gabrielli annunciato novità: «Se ci saranno sorprese? Chi può dirlo» Il colpo messo a segno nel gennaio scorso eludendo il servizio di sicurezza

VENEZIA. «A proposito del furto di Palazzo Ducale, a breve daremo delle risposte. Se ci saranno delle sorprese? Chi può dirlo».

Franco Gabrielli, capo della Polizia di Stato, martedì a Palazzo Ducale ha garantito novità importanti, a breve, sulle indagini sui tesori “dei Moghul e dei Maharaja”, rubati a gennaio 2018 dal palazzo simbolo del governo di Venezia.

Venezia. Il furto di gioielli a Palazzo Ducale ripreso dalle telecamere di sicurezza


Un colpo, messo a segno da professionisti, che ha fatto il giro del mondo, con relative polemiche sulle misure di sicurezza e su cui da gennaio indaga la Polizia veneziana ma anche gli esperti del Servizio Centrale Operativo, gli stessi che hanno risolto il giallo di Castelvecchio dove erano state rubate opere d’arte poi finite nei paesi dell’Est e recuperate.

E proprio ai paesi dell’Est, si mormora, potrebbero portare le indagini se è vero che i tre malviventi che hanno colpito a Venezia, attivamente ricercati per il furto, sono stranieri che hanno colpito in città e poi sono scappati all’estero.

Il capo della Polizia, Franco Gabrielli
Il capo della Polizia, Franco Gabrielli


Sulle loro tracce sono da tempo gli investigatori italiani e il capo della Polizia, ieri all’inaugurazione della mostra sulla Polizia scientifica al Ducale, ha precisato che il tempo delle risposte è vicino.

Come a voler dire: “Ci siamo, li prendiamo”.

A cercare ulteriori dettagli ci si infrange contro il muro del logico riserbo degli investigatori veneziani, con in testa il capo della Squadra Mobile, Stefano Signoretti.

Uffici da cui in queste ore non trapela nulla. Riserbo massimo anche dalla Procura dove l’indagine è nelle mani del pm Raffaele Incardona.

Non resta che attendere le prossime ore, pare di capire.

Subito dopo il colpo al Ducale si era sospettata la mano della banda delle “Pink Panters”, gruppo di banditi della fu ex Yugoslavia specializzati in colpi spettacolari, dal Giappone all’Europa. Il “modus operandi” ha fatto collegare i due ladri del Ducale alle “Pink Panthers”. Con loro, evidentemente, anche un complice.

A febbraio due sospetti appartenenti alla banda, due croati, un serbo e un kosovaro erano finiti in carcere, bloccati prima di colpire in una gioielleria di Lugano. Il furto al Ducale è avvenuto nel giorno di chiusura della mostra “Tesori dei Moghul e dei Maharaja” allestita nella sala dello Scrutinio. Il colpo è avvenuto intorno alle 10 del mattino e senza particolare clamore: come si vedrà poi dalle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza, il ladro non ha dovuto fare altro che aprire la teca blindata senza far suonare l’allarme, prendere i gioielli e dileguarsi assieme al complice, che lo copriva durante il furto. E si sono allontanati senza dare nell’occhio. Dalla teca blindata sono stati presi una spilla con un diamante da dieci carati, dal valore di circa un milione e mezzo di euro, e una coppia di orecchini con diamanti e rubini dal valore di circa due milioni di euro. I ladri hanno avuto un minuto di tempo per uscire da Palazzo Ducale con i gioielli prima che l’allarme collegato alla sala operativa suonasse e gli accessi al palazzo venissero sbarrati dalla sicurezza, bloccando i visitatori all’interno. Tra le risposte, attese dall’indagine, anche quella sul possibile basista veneziano e la teca che - come si vede nel video della videosorveglianza - uno dei ladri apre con evidente facilità, impiegando solo una manciata di secondi. —


 

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