Cinquecento veneziani sui monti per la pace e l'accoglienza

La marcia per "abbracciare" le Tre Cime di Lavaredo: "Dalle trincee il No alla guerra e il Sì alla fratellanza"

VENEZIA. “ Le Dolomiti abbracciano i diritti umani” questo lo slogan e l'intento della cordata dei seimila, tra cui oltre 500 da Venezia, Mestre e Marghera, che domenica, dalle prime ore dell'alba, si sono incamminati attorno alle Tre cime di Lavaredo, formando una catena umana composta da donne, uomini, donne, bambini provenienti da tutta Italia e non solo. Tutti hanno accolto l'invito di Amnesty International, Art for Amnesty e dell'ong 'Insieme si può', che nel manifesto stilato per l'evento avevano dichiarato: “Chiediamo libertà, giustizia e pace. Ovunque, per chiunque. Chiediamo al Governo italiano e all'Unione Europea di impegnarsi a garantire tutti i diritti umani di donne, uomini e bambini in tutto il mondo, proteggendo e promuovendo i diritti sanciti dalla dichiarazione universale dei diritti umani e dagli altri strumenti del diritto internazionale.” A queste parole hanno fatto eco i messaggi di Libera, di Emergency, di Pax Christi, degli Scout, e delle tantissime associazioni che hanno aderito all'iniziativa.


A mezzogiorno in punto, mentre una coltre di nebbia intralciava appena il lancio di fumogeni che davano l'avvio alla performance, le mani di ciascuno si sono intrecciate a quelle dei vicini, a significare interdipendenza, fiducia reciproca, catena solidale. I partecipanti si erano accomodati sotto le tre vette- sotto, non in cima, perchè sotto significa partire dalle radici, dal basso, significa abbracciare le persone e la terra insieme, nel rispetto degli uni e dell'altra- suddivisi in dieci settori denominati come i Paesi in cui i diritti umani ancora oggi sono sicuramente violati: l'Afghanistan, il Brasile, la Cina, la Costa d'Avorio, l'Eritrea, il Messico, la Nigeria, la Siria, la Somalia, l'Uganda. Da lì, i seimila hanno voluto ribadire con ostinata determinazione il loro no a tutte le guerre; hanno esteso il loro abbraccio ai rifugiati, ai migranti economici ed ecologici, hanno rafforzato la consapevolezza, suggerita con determinazione dal prof. Antonio Papisca, che è urgente che gli stati riconoscano la pace come diritto umano imprescindibile e inalienabile.

Cinquecento veneziani sui monti per pace e accoglienza


Per prepararsi a ribadire che ogni guerra è una follia. Per riflettere insieme sulle guerre di ieri - ricordando quel massacro di giovani vite che è stata la prima guerra mondiale – e su quelle di oggi. Un centinaio di persone, tante famiglie, giovani, bambini, adulti, guidate da don Maurizio Mazzetto e don Nandino Capovilla (parroco alla Resurrezione di Marghera) di Pax Christi, si sono recate sabato alle cinque Torri, in attesa dell'abbraccio di pace del 13 settembre alle Tre cime di Lavaredo, a ripercorrere i sentieri e le trincee dove migliaia di giovani sono stati mandati al macello in quella "inutile strage". Per una escursione storico-pacifista. Tra le rocce sono risuonate parole di pace, in particolare quelle di papa Francesco, una guida sicura e coraggiosa, come le guide di quelle montagne,'gli scoiattoli di Cortina' . Una giornata triste, carica di dolore, ma ancor più di speranza, di sogno per un mondo nuovo di pace, per tutti. Anche per chi arriva, profugo, sulle nostre coste e siamo invitati ad accogliere. “E' giunto il tempo di dire basta. – ha affermato in un messaggio il presidente di Pax Christi Italia, mons. Ricchiuti – Di riaffermare, con coraggio, che la guerra offende in modo drammatico la dignità della persona umana, che bisogna tornare ad ubbidire ed a obiettare con la propria coscienza, che la produzione, il commercio ed il traffico d'armi arricchiscono i mercanti di ieri e di oggi'.
 

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