Cinque laureati dietro al banco, apre la pescheria a miglio zero

In via Altinia c'è un negozio con pesci della laguna e dell’Alto Adriatico «La vallicoltura veneta è la più antica forma di itticoltura del Mediterraneo» 
Andrea Chinellato, Federico Riccato e Riccardo Fiorin
Andrea Chinellato, Federico Riccato e Riccardo Fiorin

FAVARO VENETO. Pesce a miglio zero. Nasce dall’idea di un gruppo di laureati e dottorati in scienze ambientali a Venezia, cui si aggiunge un biologo marino, il progetto di una «pescheria itticosostenibile».

Apre a Favaro Veneto la prima pescheria a miglio zero

Aperta l'8 gennaio in via Altinia 112, ha la caratteristica di promuovere solo pesce di provenienza dell’Alto Adriatica allevato o pescato secondo i criteri della sostenibilità ambientale.

Fotoagenzia Candussi / Ferrazza / Via Altinia 112 , Favaro / Iaugurazione pescheria
Fotoagenzia Candussi / Ferrazza / Via Altinia 112 , Favaro / Iaugurazione pescheria


Si chiamano Riccardo Cabras, Federico Riccato, Andrea Chinellato, Riccardo Barbieri e Riccardo Fiorin.

Non sono pescinvendoli di professione, ma appassionati del mare, dei suoi frutti, della natura e ancor di più della laguna e delle sue peculiarità.

La ricerca

Il gruppo un obiettivo già lo porta avanti, ed è quello di Laguna Project, nato nel 2006 con l’intento di creare una realtà imprenditoriale dedita alla ricerca, allo studio e ai monitoraggi in campo ambientale.

Al bando tonni, pangasio, pesce spada, salmone e fac simile, pesci che per arrivare sulle nostre tavole fanno migliaia di chilometri in casse congelate. «Quello proponiamo» spiega Federico Riccato, dottorato in scienze ambientali, «è una fornitura al dettaglio di pesce che sia sostenibile tout court: sotto il profilo economico perché si garantisce il giusto reddito a chi pesca e chi fa coltura, ambientale perché scegliamo una pesca non impattante».

Sostenibilità

E prosegue: «Apriamo una pescheria di “non pescivendoli” se vogliamo dirla così. Nel tempo ci siamo battuti per far capire ai politici di turno e agli amministratori che si stava pescando troppo, pescando male. L’ultimo step è stato proporre noi questo prodotto. Il nostro pesce ha fatto al massimo 70 chilometri».

«Nelle vetrine - aggiunge - c’è una sezione di pesce di valle: la vallicoltura estensiva veneta è forse la più antica forma di pescicoltura del Mediterraneo, ve ne sono tracce dal 1100 dopo Cristo. Porzioni di laguna isolate dove si favorisce la montata naturale del pesce che a fine stagione quando le acque lagunari si raffreddano tende a migrare e viene così catturato. Questo significa nessun mangime e nessun antibiotico, è classificato come allevamento ma è pesca gestita da bacini privati».

La seconda sezione è dedicata alla laguna veneta. «Ora non è stagione, ma a breve verrà ampliata: abbiamo il gamberetto, il datterino, la passera».

IMPATTO ZERO

La regola regina è quella di proporre solo pesce che deriva da una pesca non impattante.

«Il nostro pesce proviene dalla piccola pesca tradizionale, alcune reti volanti per il pesce azzurro e alcuni strascichi leggeri che non impattano sul fondale marino, che hanno poco scarto, non tirano su quelle specie che non fanno parte del target. Nessun rampone né il classico strascico pesante che si utilizza in Alto Adriatico. Questo è il nostro spirito».


 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia