Cinesi i finanziatori del progetto di Porto Off shore a Venezia

Intesa fra Comune, Porto e una società italo cinese per una piattaforma 8 miglia al largo. Ma il governo può bloccare tutto

VENEZIA. Quattro milioni per progettare la piattaforma off-shore. Sei mesi di lavoro e poi la decisione definitiva. Venerdì a Ca’ Farsetti la firma del contratto di progettazione tra il presidente uscente dell’Autorità portuale e Song Debing, general manager dell'Overseas Marketing Development for Europe and Middle East di Cccg, leader mondiale nella costruzione delle gru portuali. Un atto pubblico, voluto dal sindaco Luigi Brugnaro. Se a Roma ancora non hanno deciso sull’off-shore e sulla piattaforma da due miliardi di euro, Venezia accelera.

«Ci crediamo, questo porterà lavoro», dice il sindaco. La nuova “Via della seta” è un concetto ripreso anche dal serioso manager cinese. E con la struttura che potrà ricevere le navi transoceaniche, dicono a una sola voce Costa e Brugnaro, il porto di Venezia avrà nuova vita.

«Con questo progetto dell'Autorità Portuale», dice Brugnaro, «si dà continuità a una visione. La città nel suo complesso dimostra di essere coerente, ed è questo che l'investitore vuole sentirsi dire quando si ragiona sul lungo periodo. Per rilanciare l'area di Porto Marghera abbiamo sempre detto che vogliamo puntare sulla manifattura, sulla logistica e sulla portualità. Passo dopo passo lo stiamo facendo».

«Un futuro al Porto di Venezia per i prossimi 15 anni»
Interpress/Mazzega Venezia, 03.02.2017.- Comune di Venezia, firma per il progetto Offshore.- nella foto da sx Paolo Costa, Luigi Brugnaro e Song Debin

La nuova struttura in mare, a otto miglia dalla costa, dovrà ricevere le petroliere e le grandi navi cargo. Una parte del progetto, circa 700 milioni di euro, sarà finanziata dallo Stato, per interventi previsti dalla legge Speciale di estromissione del traffico petrolifero. Il resto da investitori privati. E in prima fila ci sono i cinesi. «Oggi facciamo un grande passo avanti», dice Costa, «affidiamo la progettazione al gruppo che ha vinto una regolarissima gara».

Ma il governo potrebbe anche bloccare l’iniziativa. E i mugugni ci sono. A cominciare dagli altri porti dell’Adriatico e dalla stessa struttura tecnica del ministro Delrio, che ha espresso dubbi e perplessità sulla grande opera. «Non credo che succederà», dice il sindaco, «perché quando un progetto è stato approvato e gli atti sono legittimi si va avanti. Non è che una amministrazione può disfare tutto quello che ha fatto quella di prima. Così non si fa il bene comune. Noi siamo disposti ad affrontare il progetto in una versione anche migliorata. Ma si deve andare avanti».

Le critiche: «Per l’Off shore era opportuno attendere Musolino»
Il nuovo presidente in pectore del porto di Venezia, Pino Musolino

Un segnale chiaro, secondo Brugnaro, anche in direzione di chi «coltiva alti progetti e altri interessi». «Così diciamo chiaro che in quell’area ex Montefibre, quella dove lavorava mio padre come operaio», scandisce, «non possiamo creare lavoro a scapito di altro lavoro. Lì ci vanno le merci e non le navi passeggeri».

Sul progetto off-shore la sintonia con Costa è completa. «Lo prenderemo come consulente», aveva detto Brugnaro il giorno dell’inaugurazione della nuova rotonda di accesso al porto a Marghera, «la sua esperienza serve ancora alla città». Ieri ha voluto la cerimonia in pompa magna in municipio, alla presenza di telecamere e giornalisti. E il nuovo presidente del Porto Musolino? «Non lo conosco, dirò anche a lui quali sono gli obiettivi della città».

Intanto l’off-shore, di cui si parla da anni, fa un passo avanti operativo. Difficile per qualsiasi amministrazione annullare un’opera per cui una parte di soldi sono stati già stanziati e per cui si sono spesi 4 milioni di euro per il progetto. «Avevamo un problema di accessibilità, l’abbiamo trasformato in un’occasione», ripete Costa. Incurante delle critiche di chi vede la nuova grande opera come un salto nel buio sul modello del Mose.

 

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