Casinò, Sindacati verso lo scontro «Serve un vero rilancio»

MESTRE. Sì alla ripresa della trattativa, ma da parte dei lavoratori non c’è la disponibilità a ragionare su ulteriori sacrifici in termini di riduzione del costo del lavoro, se non in modo marginale, ma stando ben lontani dai 5,8 milioni chiesti dal Comune. Si è conclusa così, ieri sera verso le 22 nella sede di Ca’ Noghera, l’assemblea dei lavoratori del Casinò, 250 quelli presenti. Su quali basi si potrà quindi riaprire il confronto è tutto da capire.
Quel che chiedono i lavoratori sono precise garanzie su un piano industriale di rilancio e sulla modifica della convenzione tra Comune, titolare della licenza, e Casinò. In base alla convenzione, oggi, sugli incassi lordi, il Comune si tiene il 25% e restituisce il 75% al Casinò, soldi quest’ultimi che però da alcuni anni non bastano a coprire i costi di gestione delle due sedi della casa da gioco, Ca’ Vendramin Calergi e Ca’ Noghera: per questo il 2016 si è chiuso con un passio di 2 milioni, e altri 2 milioni sono stati persi nei primi 4 mesi dell’anno. Dopo l’assemblea di ieri sera la strada appare in salita perché anche i sindacati si aspettavano di avere qualche margine in più di apertura. «Non diamo i nostri soldi a babbo morto», dicono i rappresentanti dei lavoratori. In molti ieri sera si sono anche detti pronti allo sciopero per scongiurare l’ipotesi di chiusura della sede veneziana e l’ipotesi dei 150 esuberi, «Rottura delle trattative», dicono i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, «voluta dall’assessore al Bilancio, Michele Zuin e non certo da noi». Un mandato difficile, quello ottenuto dai sindacati, raggiunto dopo una giornata molto tesa e scadenzata dalla conferenza stampa dei sindacati al mattino, dalla delibera di giunta del pomeriggio, e dall’assemblea dei dipendenti in serata. Quale sarà l’esito di questo percorso è ancora tutto da valutare, ma in caso di rottura definitiva, in vista del voto del consiglio comunale tra due settimane - per confermare la decisione della giunta - perderebbero tutti. La fotografia della casa da gioco è stata scattata ieri mattina dai rappresentanti delle segreterie di Slc-Cgil, Fisascat Cisl, Snal-Cisal, Rlc-Ugl e Terziario Sgb. «Vogliamo fare un accordo, e vogliamo fare la trattativa, ma quel che non vogliamo fare è la fine dei pinguini nel forno». Anche perché, spiegano le organizzazioni sindacali, la sola revisione della convenzione tra Casinò e Comune – nei cui confronti la casa da gioco ha un debito di circa 40 milioni di euro – basterebbe a risolvere la situazione. I dati di bilancio sono impietosi: nel 2006 il Casinò incassava 214 milioni di euro, scesi ai 168 del 2010, ai 103 del 2014, 100 nel 2015 e 102 lo scorso anno. E anche i primi quattro mesi del 2017 segnano una flessione.
Anni in quali è andata scendendo la percentuale della quota incassata dalle slot, che oggi incidono per il 51%. «Negli altri Casinò italiani la percentuale di quanto dovuto dalla casa da gioco al Comune è molto più bassa, tra il 10 e il 15%», spiegano i sindacati, che ne chiedono la revisione. Pronti a sacrifici dunque – come quelli che hanno messo nella loro contro-proposta – ma a patto che tra due o tre anni non ci si trovi punto e a capo. A fronte dei risparmi cercati dal Comune, per 5-6 milioni di euro, la proposta messa sul piatto dai sindacati prevede risparmi per 2,8 milioni. Con un taglio dell’1,8% di tutti i lavoratori, del 3,6% per quelli assunti prima del 1999, del 10% dei quadri. Dal 2010 il costo del lavoro è già sceso di 16 milioni di euro, pari al 26%. Per i lavoratori: «Adesso basta».
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