Case popolari, ogni 5 anni la verifica del reddito

VENEZIA. È pronto il nuovo testo sulla Legge regionale per l’Edilizia residenziale pubblica: verrà discusso entro metà maggio in Regione. Se venisse approvato si darebbero finalmente delle risposte ad alcune questioni che da anni chiedono di essere ascoltate. Per esempio quella del tetto massimo di reddito di 107 mila euro, cifra da molti considerata ingiusta e irrispettosa nei confronti di chi davvero ha bisogno di una casa. Fino a metà maggio ci sarà tempo per presentare le osservazioni, ma per adesso sul tavolo ci sono delle proposte concrete.
La prima novità è che si abbassa il reddito di accesso di entrata a 18 mila euro Isee Erp. Poi il contratto non è più un canone di diritto privato di quattro anni più quattro come era stato presentato in un primo tempo, ma rimane quella di alloggio popolare. Un’altra novità è che ogni cinque anni ci sarà una verifica del reddito per cercare di dare le case a chi ne ha veramente bisogno, ma su questo punto le opinioni divergono.
«Siamo soddisfatti che la maggioranza abbia recepito alcune delle nostre richieste e dei soggetti che sono venuti in audizione, in particolare i sindacati degli inquilini e i dirigenti delle varie province», ha detto il consigliere regionale Claudio Sinigaglia (Pd), «restano forti lacune da colmare, per esempio il fatto che i Comuni sono ancora clamorosamente esclusi dalla programmazione e che non sia stato accolto un canone di permanenza dato che per noi è impensabile che un inquilino debba rimanere sempre sotto la soglia di accesso per continuare a rimanere».
Il reddito di permanenza, previsto in tutte le Regioni dal 30 al 40 per cento in più, servirebbe nei casi in cui una famiglia che ha dei figli che iniziano a lavorare si trovasse ovviamente con il reddito più alto, ma solo in una fase di passaggio. Un altro punto che rimane aperto è quella sulla mobilità forzata, fortemente contestato dal Pd, che prevede lo spostamento degli inquilini anziani in caso di vendita del palazzo.
La legge attuale è in vigore dal 1996, quindi il cambiamento sarebbe fondamentale. Una decina di giorni fa l'amminsitrazione comunale aveva espresso la volontà di aprire un dialogo con la Regione, avviato già con l'audizione del dirigente settore casa Luca Barison in Regione. «Di recente», aggiunge Sinigaglia, «abbiamo approvato una norma che prevede che i soldi ricavati dalla vendita degli alloggi Erp possano essere investiti subito per la manutenzione di altri alloggi Erp, in modo da renderli disponibili al più presto».
Ater ha un patrimonio di 5.187 immobili nel Comune, 2.606 a Venezia e 2.641 a Mestre. Gli alloggi sfitti sono 965, inclusi i 217 vuoti e i 748 da ristrutturare che necessitano di quasi 14 milioni per essere abitabili.
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