Carceri da incubo: per chi ci vive e per chi ci lavora

VENEZIA. Come si vive nelle carceri venete? Male. Anzi, malissimo, soprattutto se la struttura detentiva è stata edificata nel 1926 e mai più rinnovata e ristrutturata, costringendo detenuti e polizia penitenziaria ad una convivenza insalubre, pericolosa e a tratti degradante. È questo il campanello d’allarme lanciato da Stefano Casali (capogruppo della Lista Tosi), consigliere regionale che questa mattina ha visitato la casa circondariale di Santa Maria Maggiore a Venezia insieme ad una delegazione sindacale della Uil-Penitenziari formata da Leonardo Angiulli, Mauro Cirelli e Umberto Carrano.
“La situazione che ho verificato di persona grazie alla disponibilità del direttore Immacolata Manarella è davvero preoccupante”, ha confessato Casali, “In questo carcere si vive tra muri sconnessi, camminamenti pericolanti, ambienti comuni fatiscenti, pieni di infiltrazioni e muffe, il tutto in una situazione di sovraffollamento che vede 260 detenuti in una struttura che al massimo ne può contenere 160, con un corpo di polizia penitenziaria ridotto a sole 100 unità, quando dovrebbero essere 180. Sono rimasto allibito, preoccupato e sconcertato, pensando ai mille proclami del premier Renzi, che ogni giorno sbandiera i successi del suo governo, ma che poi è incapace di farsi carico di problemi autentici come quello della vivibilità di un ambiente come questo”.
I sindacalisti che hanno accompagnato Casali nella visita sono da tempo impegnati a nome dei lavoratori per portare nei luoghi deputati le incertezze della categoria e le enormi difficoltà in cui a Venezia la polizia penitenziaria è costretta a svolgere il proprio servizio: “Alla casa di Santa Maria Maggiore i lavoratori sono in stato di agitazione sindacale dal 1 agosto”, ha detto Leonardo Angiulli, segretario triveneto della Uil, “la situazione lavorativa quotidiana ha ormai superato i livelli di sicurezza e di incolumità, visto che abbiamo già registrato solo nel periodo estivo già 11 infortuni legati ad atti violenti provocati da detenuti che – ricordiamolo – circolano liberamente nei corridoi di Santa Maria Maggiore con un solo agente di sorveglianza ogni sessanta reclusi. Crediamo che ormai solo chiare azioni di tipo politico possano contribuire a risolvere queste situazioni che sembrano andare sempre più alla deriva, dopo che anche la spending review si è abbattuta sul sistema carcerario nazionale mettendo la parola fine su ogni ipotesi di rinnovamento di struttura e servizi”.
Per Casali è da sottolineare anche il fatto che dei 262 detenuti presenti a Venezia, solo 91 sono italiani: gli altri – in massima parte provenienti da Tunisia, Marocco, Albania e Romania – “potrebbero essere rimpatriati, assicurando una differente vivibilità della struttura detentiva, che sconta anche l’onerosità del servizi, visto che ogni detenuto costa alla collettività circa 300euro al giorno: con i rimpatri probabilmente nessun carcere italiano vivrebbe più nel sovraffollamento”. Il capogruppo tosiano al Consiglio Regionale da oggi ha dato la sua disponibilità a proseguire la sua visita alle strutture di detenzione del Veneto, confermando l’attenzione verso la vita quotidiana nelle carceri, che diverrà per lui tema di incontri politici a Roma: “Mi impegno a fissare degli incontri nei prossimi mesi con il Ministero di grazia e giustizia e con il Ministero degli interni, affinché la polizia penitenziaria possa godere finalmente di maggior attenzione governativa ed affinché le strutture detentive venete possano ottenere quelle ristrutturazioni che sono necessarie ad una vita quotidiana dignitosa”.
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