Carcere chiesto per 32 persone, 3 gli obblighi di firma

MESTRE. Il giorno dopo la grande retata contro la banda nigeriana che imperversava in città spacciando eroina e cocaina sono stati resi noti i numeri definitivi del blitz della Polizia. Tra le 41 persone destinatarie di misure cautelari (tra provvedimenti differiti e detenzione in carcere) ne sono state individuate 28, oltre alle quali vi sono 12 espulsioni e 4 daspo urbani. In totale il gip ha chiesto la carcerazione per 32 persone, cui si aggiungono 3 obblighi di firma. Tutti i coinvolti sono cittadini nigeriani. Una decina di persone sono portate al Cpr di Bari con aerei delle forze dell'ordine.
Eroina gialla e decessi. La temuta «eroina gialla», che ha seminato morte tra i giovani mestrini, arrivava dalla Francia attraverso degli "ovulatori", pronti a superare la frontiera e giungere qui. La polizia indaga su 11 decessi causati da overdose e una decina di casi in cui il consumatore si è salvato, grazie ai soccorsi dei sanitari. In cinque decessi sono state accertate le responsabilità. Nei casi in cui i tossicodipendenti si sono salvati, sono state accertate le responsabilità degli spacciatori che hanno venduto la dose e che ora devono rispondere di lesioni gravi.
Indagine sotto copertura. Per permettere di giungere alle richieste di custodia cautelare, la Direzione Distrettuale Antimafia, coordinando le indagini di squadra mobile e Sco, Servizio centrale operativo, ha messo in atto tecniche investigative sofisticate: sono entrati anche in azione finti tossicodipendenti per operazioni sotto copertura. "La ragione per cui abbiamo deciso di indagare è stato il bilancio preoccupante di intossicazioni da eccesso di uso di stupefacenti"- ha dichiarato il direttore dello Sco, Alessandro Giuliano - "Il bollettino di guerra sfiora le 20 unità (tra decessi e conseguenze gravi da overdose), per questo abbiamo deciso di affiancare la squadra mobile con personale altamente specializzato".Senza tralasciare il fatto che per l'eroina venduto in città si sono registrate 16 morti, anche fuori provincia.
Il procuratore e il Questore. "L'esigenza di sicurezza è stata più volte sottolineata dalla società civile del territorio - ha sottolineato il procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi - È stata un'attività molto complessa, perché l'organizzazione aveva posizionato una serie di staffette e sentinelle e ogni intervento veniva puntualmente segnalato".
Il questore Danilo Gagliardi ha posto l'accento sulle conseguenze anche amministrative della retata: "sono stati chiusi 3 negozi - ha sottolineato - è la prima volta che viene utilizzato il decreto Minniti in questo senso. Ora, infatti, un negozio di vicinato viene equiparato a un pubblico esercizio, prima non era così".
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