Canal, l’eretico coraggioso dell’archeologia in laguna

La nomina dell’Associazione Settemari a “Veneziano dell’anno”: autodidatta ha scoperto 700 siti e 90 mila reperti, per una storia molto più antica di Venezia

«Se oggi nei libri di scuola non leggiamo più, come invece era scritto su quelli dove ho studiato io, che Venezia è nata “in epoca medievale da un gruppo di isolotti abitati a seguito delle invasioni barbariche”, ma che già in epoca romanica e pre romanica era una macchina complessa ed evoluta, una rete di porti, ormeggi, scambi, attestata su Mazzorbo-Burano verso Altino e Malamocco verso Padova, per allargarsi al Veneto e da lì oltre le Alpi, lo dobbiamo a uomini come Ernesto Tito Canal che hanno cambiato la storia: oggi diamo per scontate cose che 40 anni fa erano considerate originali facezie di un eretico». Così l’archeologo Marco Bortoletto ha presentato ieri il lavoro di Ernesto Tito Canal, classe 1924, “Veneziano dell’anno” 2013, il riconoscimento che l’associazione Settemari attribuisce ogni anno - con notevole “fiuto” nell’individuare personalità e istituzioni - “a veneziani che dimostrano il loro essere veneziani impegnandosi per lo sviluppo della comunità”.

Ernesto Tito Canal lo è a tutti gli effetti - recita la motivazione - «per il cinquantennale e fondamentale impegno nella ricerca archeologica a beneficio della storiografia veneta. Nella sua qualità di pioniere appassionato e studioso autodidatta, ha contribuito, con tenacia e interdisciplinarietà alla valorizzazione del patrimonio della laguna di Venezia con le scoperte di importanti siti di origine preistorica, paleoveneta e romana».

È lo stesso Canal - in una video intervista di Maurizio Crovato, rilanciata nelle sale Apollinee affollatissime - a ricordare come all’inizio furono i giochi di bambino nelle soffitte del museo Correr dove il padre era custode, ad incuriosirlo alle cose antiche. Poi i racconti dei pescatori che indicavano dove stavano le odiate “pietre” che distruggevano le reti. Quindi decenni di studi di storia, archeologia, geologia, interrogando esperti e docenti come Wladimiro Dorigo. Le estati e gli inverni passati nell’afa o tra il ghiaccio a scavare nel fango della laguna, insieme a giovani ricercatori galvanizzati dalle intuizioni e scoperte di quell’ex imprenditore di souvenirs prefusi, diventato il padre dell’archeologia subacquea lagunare, impegnando nella ricerca tempo, passione, intelligenza e ogni suo bene. Un archeologo riconosciuto dagli ambienti scientifici e accademici, dopo che i siti che aveva scoperto in laguna avevano costruito una storia “altra” di Venezia e della laguna, molto più antica e organizzata, anche pagando di tasca propria decine di datazioni al carbonio o comprando per 200 milioni un sofisticato ecoscandaglio. Costanziaca, San Lorenzo di Ammiana, Santa Maria cava: oltre 700 siti scoperti da Canal e 90 mila reperti ritrovati, con la nomina a sovrintendente onorario della Soprintendenza. «Canal rappresenta quella eccellenza che si sviluppa a Venezia», ha sottolineato il sindaco Orsoni, «ha dimostrato l’inscindibilità tra Venezia e la sua laguna e ci è di stimolo nella riappropriazione della nostra città a ogni livello, nel nostro impegno di amministratori e cittadini per far valere in tutte le sedi l’importanza di poterci amministrare da soli e della necessità di avere competenza sulla nostra laguna. Venezia senza podestà sulle sue acque è dimezzata, finché non tornerà a gestirsi completamente come città d’acqua non potrà seguire una seria politica di sviluppo».

«Ringrazio tutti quelli che hanno scavato nell’acqua e nel fango con me: spero che il mio lavoro sia sprone per la manutenzione e la valorizzazione del nostro ambiente lagunare, che spero di aver contribuito a proteggere e rispettare», ha salutato l’archeologo per voce della moglie Sally.

Roberta De Rossi

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