Canal Grande, multa in barca all'avvocato di Vogel

Giorgio Suppiej accusato dai vigili di “pericolo alla navigazione”: andava con la sua topetta in Tribunale per l’udienza al processo per la morte del turista tedesco in gondola
Il drammatico incidente nel quale perse la vita Joachim Vogel
Il drammatico incidente nel quale perse la vita Joachim Vogel

VENEZIA. Multato «per pericolo alla navigazione» mentre passava in Canal Grande con la sua topetta carica di fascicoli che doveva depositare in Tribunale sul caso Vogel, il turista tedesco ucciso tre anni fa in Canal Grande e «causa» di quelle ordinanze di divieto. Ma stavolta il veneziano fermato dai vigili ha deciso di fare ricorso e presentare «scritti difensivi» per chiedere non solo l’annullamento della multa ma la modifica di quell’ordinanza.

Dieci ore di traffico: il pericolo corre lungo il Canal Grande

Si tratta dell’avvocato Giorgio Suppiej, penalista e difensore degli interessi della famiglia Vogel. Un paradosso il fatto che per «garantire la sicurezza» sia stato fermato proprio lui, mentre passava sotto il ponte degli Scalzi a bordo della sua topetta in legno con motore da 4,5 cavalli. «Il caso paradossale», racconta lui stesso, «è che non solo da veneziano non utilizzavo la barca per diporto ma per necessità connesse al mio lavoro, ma andavo in Tribunale con i pesanti fascicoli della causa del povero professore tedesco Vogel, defunto proprio in Canal Grande a causa del diverso traffico incompatibile (taxi, barconi vaporetti ecc.) che ha causato la collisione e che invece continua ad imperversare come allora».

Controlli dei vigili urbani
Controlli dei vigili urbani

«L’amministrazione», dice l’avvocato, «si è pulita la coscienza e le responsabilità con l’assurdo divieto al modestissimo traffico dei residenti veneziani. Sulle duemila barche registrate ogni giorno sotto il ponte di Rialto, queste sono in tutto una ventina, l’1 per cento».

Dunque, ricorso. E una richiesta di incontro urgente al sindaco Luigi Brugnaro, che ha tenuto per sé le deleghe del Traffico acqueo. Per illustrargli, dice Suppiej, che è anche membro dell’associazione di tutela delle barche tradizionali «Arzanà», tutte le assurdità di questi provvedimenti. Traffico che non è stato affatto ridotto sotto Rialto e il ponte degli Scalzi. Vaporetti che transitano anche in doppia fila, taxi, lancioni, barconi. E le multe vengono inflitte in buona parte ai “diportisti”. Che in realtà, scrive l’avvocato nella sua memoria, sono ben altra cosa: cittadini veneziani che hanno il diritto di usare la loro barca se non impattante.

«Traffico convulso, è mancata la prudenza»

Tra le contestazioni, Suppiej scrive che il divieto è «illogico e irrazionale» e riguarda solo alcuni mezzi in determinati tratti e determinate fasce orarie. Illogica anche la norma che vieta il transito alle piccole barche tradizionali come appunto cofani, sampierotte e tope in legno invece di limitare il «traffico pesante». Altra contestazione riguarda l’assoluta mancanza di segnaletica. «Chiunque passa non sa nemmeno di violare un’ordinanza», scrive Suppiej. Ma l’accento è puntato sulla «illogicità» del provvedimento.

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«Il numero dei taxi e dei barconi è rimasto lo stesso», dice l’avvocato, «e per aggirare il divieto intasano i piccoli rii limitrofi. Se davvero l’amministrazione vuole diminuire il traffico e aumentare la sicurezza della navigazione deve prendere provvedimenti radicali. Bloccando quelli che provocano traffico e moto ondoso, cause dell’incidente dell’agosto 2013 con la morte del povero mio cliente Vogel».

 

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