Campagna di Bebe Vio contro l’odio sul web

VENEZIA. «Dona un neurone anche tu. Se doni un neurone a un hater, hai già raddoppiato il numero dei suoi neuroni». Bebe Vio sceglie l’ironia, che di certo non le manca, per rispondere agli haters. E lo fa lanciando la campagna social #epccDonaUnNeurone contro coloro che vomitano odio sul web. Lei stessa, pluricampionessa paraolimpica e medaglia d’oro a Rio, è stata vittima degli haters che l’hanno presa di mira con un gruppo Facebook dove si incitava a stuprarla. Mercoledì su Sky1, durante il talk-show in seconda serata “E poi c’è Cattelan”, Bebe e Alessandro Cattelan hanno dato vita a un monologo che in poche ore è diventato virale sul web.
Un minuto e venti di dialogo a due, quasi fosse il lancio di una pubblicità solidale. Solo che stavolta si chiama “Campagna per l’asociale” e nel mirino ci sono gli “odiatori del web”. «Molte persone sono più sfortunate delle altre. Persone che non sono come noi, che nascono con qualcosa in meno e fanno fatica in ogni momento della loro vita. Sono gli haters: all’apparenza sembrano persone normali, ma in realtà non sono in grado di compiere neanche i gesti più semplici. Chissà cosa passa per la testa di questi haters… »: Bebe e Ale Cattelan parlano alternandosi con il volto serio - concedendosi una sola risata - la musica di un pianoforte in sottofondo. Poi la stoccata, in perfetto stile Bebe.
«Però da oggi ciascuno di noi può fare qualcosa per loro. Una raccolta di neuroni: dona un neurone anche tu. Se doni un neurone a un hater, hai già raddoppiato il numero dei suoi neuroni. Aiuta un hater, dona un neurone usando l’hashtag #epccDonaUnNeurone». La campagna social sta già spopolando. “Meravigliosi”, ha twittato Paola Cortellesi. E la cantante Alessandra Amoroso: “Io e Big Family partecipiamo, è importante per chi è così stupido da insultare sui social”. Selvaggia Lucarelli su Fb, da tempo impegnata in una campagna contro gli haters da tastiera, ha condiviso il video della campagna.
Intanto la Procura di Venezia ha aperto un fascicolo con le ipotesi di reato di minaccia grave e istigazione a commettere reati sulla scia della denuncia presentata dal Codacons (ma anche Bebe si è rivolta alla Polizia) per il gruppo Facebook in cui si invitava a stuprare la schermitrice paraolimpica. «Esprimiamo grande soddisfazione per la decisione della Procura, la prima che finalmente in Italia vuole vederci chiaro su insulti e minacce pubblicate sui social», ha detto il presidente del Codacons Carlo Rienzi, «Chiediamo di estendere l’inchiesta, indagando sui gruppi nati su Facebook che incitano all’odio e alla violenza soprattutto verso donne, gay e disabili. Si tratta di fenomeni estremamente pericolosi».
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