Brugnaro: «La sorella di Cucchi chieda scusa»

MESTRE. Fischi e urla contro il sindaco Luigi Brugnaro e calorosi applausi al presidente di Confindustria, Vincenzo Marinese ieri al congresso della Cgil veneziana, che si tiene all’hotel Russott a San Giuliano.
Il sindaco è intervenuto dopo la relazione introduttiva del segretario generale, Enrico Piron ed è stata subito contestazione. La sala superaffollata di sindacalisti e delegati di base si aspettava di ascoltare le risposte del sindaco alle sollecitazioni sui problemi del nostro territorio e alle critiche per la mancanza di un «confronto puntuale e costruttivo con le organizzazioni sindacali dei lavoratori». Invece Brugnaro ha scelto di intervenire a testa bassa su alcuni brevi passaggi della relazione di Piron. «Confermiamo la piena fiducia per le forze dell’ordine del nostro Paese e per il loro grandissimo lavoro malpagato, di salvaguardia della legalità e della sicurezza», aveva detto Piron, «ma siamo vicini alla famiglia di Stefano Cucchi, perché quell’assassinio annienta la democrazia». Pronta e provocatoria la replica di Brugnaro che ha riproposto i contenuti di un post su Facebook della sua vice, Luciana Colle, sostenendo che è «la sorella di Cucchi a dover chiedere scusa alle famiglie dei ragazzi ai quali il fratello spacciava la droga».
Ai primi fischi e contestazioni della platea del congresso della Cgil, il sindaco ha rincarato la dose, sul tema dei migranti, sostenendo che chi «li difende deve dire a loro che non si spaccia droga e non si ruba». E, infine, a Piron che nella relazione aveva detto che «non serve una super-polizia urbana armata» per la sicurezza del territorio, Brugnaro ha risposto che «bisogna sparare per difendere le persone». Il suo breve intervento si è così concluso tra fischi e urla di contestazione e senza alcuna risposta alle questione che gli aveva posto il segretario della Cgil.
Ben diverso il trattamento riservato dalla platea al presidente di Confindustria di Venezia e Rovigo, Vincenzo Marinese. L’applauso più caloroso è arrivato quando Marinese ha ripetuto che «non c’è impresa se non ci sono i lavoratori e viceversa» ricordando la sua scelta, come primo passo dopo la sua elezione alla presidenza di Confindustria, avvenuta un anno fa, la firma dell’accordo con Cgil, Cisl, Uil sullo sviluppo della Città Metropolitana. Una risposta a quanto detto da Piron nella sua relazione a proposito dell’importanza di questo accordo che affronta con coraggio «temi delicati e declina la crescita con la legalità e la qualità del lavoro, perché affronta il tema degli appalti con coraggio e perché finalmente parla del tema della redistribuzione del valore aggiunto e delle retribuzioni». «Sono convinto che se un’azienda vale è sopratutto merito dei suoi lavoratori», ha sottolineato Marinese, «per questo come presidente di Confindustria ribadisco che non possiamo tutelare e rappresentare un’azienda che lavora in nero, che evade il fisco e non paga i contributi che spettano ai suoi dipendenti, che non rispetta le leggi del lavoro e i diritti di chi lavora».
E giù applausi al presidente dell’associazione degli industriali anche quando ha lanciato un appello per difendere le piccole e medie aziende in crisi che sono «più vulnerabili e vengono prese di mira dagli investitori cinesi». —
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