Bonifiche, l’ira dei chimici «Noi siamo la parte lesa»

La denuncia di Colletti (Filctem): «Marginamento, soldi pubblici gettati al vento e nessuna prospettiva di lavoro. Chi parla di abbassare i costi fa speculazione»
Di Mitia Chiarin

«Quasi stupiti e indignati, apprendiamo dalla stampa le notizie del denaro pubblico “gettato al vento”, anziché investito su Porto Marghera per bonifiche che dovevano riqualificare il territorio. E noi ci sentiamo danneggiati. Potremmo decidere, nelle sedi opportune, di considerarci parte lesa».

Riccardo Colletti della Filctem Cgil Venezia, il sindacato dei chimici, interviene sullo scandalo bonifiche che emerge dagli atti della commissione parlamentare e su cui ora indagano anche i carabinieri del Noe. «Il piano di conterminazione, cioè quello delle macro-isole contro l’emissione di sostanze inquinanti in laguna, non è stato portato a termine, nonostante la mole di soldi spesi. Ma anche se arrivasse al suo completamento, con ulteriore esborso di denaro pubblico, sarebbe un “colabrodo” inutile», ammette il sindacalista che, fortemente critico, ricorda tutti gli appelli alla vigilanza del sindacato e gli scontri con politica e ambientalisti fino all’accordo sulla chimica del 2012 che sancì che i terreni dati da Eni a Comune e Regione, 120 ettari, e i soldi per le bonifiche, 60 milioni, andassero a riqualificare Porto Marghera per far tornare l’occupazione. «Tanto abbiamo raccomandato che si vigilasse per evitare speculazioni. Per evitare che le società che avevano prodotto inquinamento nell’arricchirsi sparissero, lasciando una scia di disoccupati e le bonifiche a carico della collettività. Cosa che poi puntualmente si è verificata», denuncia Colletti. «Chiunque oggi parla di abbassamento dei costi delle bonifiche per il re-insediamento di quei terreni, fa dichiarazioni che hanno significato esclusivamente speculativo», denuncia. Il sindacalista ricorda gli accordi al Ministero (cessione di terreni in cambio di nuovi posti di lavoro) senza efficacia mentre aumenta la «decadenza sempre più marcata del polo industriale di Marghera».

Colletti insiste: «Oggi ci vengono a dire che i soldi per le bonifiche, 780 milioni, sono stati spesi per niente. Siamo furiosi. Che fine hanno fatto gli impegni impresi, gli accordi siglati, le dichiarazioni alla stampa? Perché nessuno ha vigilato? Così, ora, oltre al danno del Mose ci troviamo anche quello del buco nell’acqua delle bonifiche. Chi pagherà per questo?»

Difficile, visti i costi, pensare ad un riutilizzo dei terreni non industriale, avvisa a questo punto la Filctem. Con questi presupposti, il domani è un’incognita.

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