«Bloccare i nuovi hotel e i grandi investitori»

MESTRE. Gli investimenti stranieri per nuovi alberghi a Mestre hanno messo in allarme le associazioni di categoria. Dopo l’Associazione albergatori, anche Federalberghi Veneto e Confcommercio prendono posizione contro le nuove aperture di alberghi in città, a partire dai 1.900 posti letto autorizzati dalla giunta Brugnaro in via Ca’ Marcello. Stando alle previsioni dei progetti in itinere, altri 6 mila sono i posti letto in arrivo a Mestre.

Federalberghi critica. «I posti letto sono già più che sufficienti per nutrire il turismo a Venezia dove finalmente si discute di metterci un tetto. Noi siamo d’accordo», dice Marco Michielli, presidente di Federalberghi veneto e vicepresidente nazionale. «Portare 1.900 posti letto in più a Mestre che effetti pratici avrà?», si interroga, «Porterà a non far arrivare a Venezia duemila pendolari del turismo? Non credo affatto. La verità è che i posti letto in città sono più che sufficienti se teniamo conto anche del sommerso, i non dichiarati. Quindi noi sosteniamo in pieno la posizione dell’Ava», insiste Michielli.

Contingentare le aperture. «Stime di 8 mila posti letto a Mestre mi preoccupano. Siamo pazzi? Quanta gente pensiamo di far arrivare a Venezia? L’unica soluzione è bloccare il numero delle camere all’attuale e in futuro, se si dovesse vedere che tutti gli alberghi sono pieni 365 giorni, allora valutare di concedere altre aperture. La realtà oggi è che molti albergatori pensano di diventare stagionali. Noi sposiamo anche la proposta di rottamare: chiudere e demolire vecchi alberghi e in cambio aprirne nuovi. La politica non sembra interessata ma io insisto: si può fare e lo dimostra il Comune di Caorle che ha appena adottato una norma a riguardo», prosegue il vicepresidente. «Altra verità è che dietro a questi progetti non ci sono albergatori ma “palazzinari”, grandi investitori. A Padova, dove sono stati raddoppiati i posti letto, l’occupazione media non supera il 36%. Venezia ha maggiore attrattività e Mestre serve da ponte per Venezia ma non ha capacità propria di città turistica. E anche località vicine fanno fatica: un tempo a Jesolo restavano aperti 120 alberghi in inverno; ora sono massimo 5. Il turismo a 20 euro a notte, basato sul low cost, rende poco all’economia della città, non consuma e costa. Basta pensare al peso della raccolta delle immondizie».
Zanon: «La politica ci ripensi». Sulla medesima lunghezza d’onda c’è Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto e Venezia, che è proprietario di un albergo-ristorante a Portogruaro.

«Investimenti come quelli di Mestre fanno gli interessi di chi li porta avanti e non certo del territorio. Come pensiamo di porre un tetto per il turismo a Venezia e poi di far arrivare migliaia di turisti a Mestre?», riflette. «Attenzione anche a dare troppo spazio agli ostelli. Il rischio è che si applichino tariffe bassissime e queste non producano benefici, non facendo girare l’economia. Per via Ca’ Marcello serviva un rilancio diverso, semmai. L’ipotesi di 10 mila nuovi posti nuovi non serve e alla lunga faranno chiudere gli altri alberghi in attività. Da 5 anni il settore vede una guerra tra poveri, conseguenza del crollo del prezzo di una singola stanza.
Con il via libera a nuove aperture, rischiamo di avere il monopolio di alcuni e tante perdite per gli altri», insiste Zanon che chiede alla politica di gestire e governare il turismo. «Non è possibile trattare Venezia come un dormitorio. Forse parlare di tetti è brutto: allora diciamo che serve equilibrio. Un turismo solo elitario non va bene; serve un turismo però che permetta di coprire i costi delle immondizie prodotte dai visitatori».
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