Bimbo di sei mesi colpito da meningite
CONEGLIANO. Un neonato di sei mesi affetto da meningite da pneumococco è stato ricoverato ieri sera all'ospedale di Conegliano. «Le sue condizioni sono impegnative ma non gravi» fanno sapere i medici dell'Usl 2 Marca Trevigiana. Il piccolo è arrivato al Pronto Soccorso coneglianese con febbre alta e vomito. Sintomi generici che, con il passare delle ore, hanno insospettito i medici, al punto da procedere con una serie di analisi più approfondite.
I test di laboratorio hanno così permesso di diagnosticare l'infezione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, provocata da pneumococco. Una forma batterica non contagiosa ma non per questo meno seria.
Immediatamente il piccolo è stato sottoposto a terapia antibiotica. Nelle scorse ore il neonato è stato trasportato in elicottero alla Pediatria D'urgenza di Padova, centro d'eccellenza per patologie acute come in questo caso. Come di prassi, trattandosi di un caso di meningite da pneumococco, non si è resa necessaria l’attivazione di alcuna forma di profilassi per i contatti stretti.
Il bimbo è giunto domenica sera alle 20.45 al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Conegliano, portato dai genitori, residenti nel Coneglianese. Da alcuni giorni aveva febbre, inappetenza e vomito: poi la febbre è salita e, a quel punto, i genitori hanno deciso di portarlo in ospedale dove è scattato l’immediato ricovero in Pediatria.
“Non appena avuta la conferma della diagnosi di meningite, vista la serietà della situazione – spiega Francesco Benazzi, Direttore Generale dell’Ulss 2 - abbiamo disposto l’immediato trasferimento a Padova. Grazie all’ottima collaborazione sia tra le varie Unità Operative della nostra Ulss che tra la nostra Ulss e la Pediatria d’Urgenza di Padova anche in questo caso siamo riusciti ad avere la diagnosi e garantire il trasferimento in un Centro specializzato di 3° livello nel giro di pochissime ore. La logica delle reti, in sanità, si conferma una scelta vincente, in grado di garantire al paziente le cure più appropriate a seconda del livello di gravità della sua patologia”.
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