Biennale, artigiani e vetrai furibondi: «Ignorati e danneggiati»

L’artigianato veneziano il grande escluso da “Luxus”, il Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale gestito dal Comune e la cui cura il sindaco Luigi Brugnaro ha affidato a Stefano Zecchi, già docente di Estetica all’Università di Milano ed ex consigliere comunale di Forza Italia a Venezia. A suscitare polemiche è la qualità del padiglione curato da Zecchi con la collaborazione di Vela - l’azienda comunale per gli eventi - intorno all’idea del lusso applicata all’artigianato veneziano.
L’autorevole sito specializzato “Art Tribune” ha già ad esempio giudicato il Padiglione Venezia di “Luxus” il più brutto dell’intera Biennale e fioccano da più parti le critiche per l’allestimento trash, dove elefanti argentati di cartapesta si mischiano a sfilate di boccette di profumo, sandali con serpente di Caovilla sono esposti in teca con rettile autentico a corredo, in mezzo a foto di film storici su Venezia e musiche che vanno dall’immancabile Vivaldi a “Com’è triste Venezia” di Charles Aznavour.
Ma, al di là del fattore estetico a far infuriare gli artigiani veneziani - Confartigianato e Promovetro in testa - è appunto la qualità di parte degli oggetti esposti e l’esclusione di chi rappresenta davvero la città, nonostante il manifesto introduttivo di Zecchi all’ingresso del Padiglione reciti: «In mostra la storia dell’artigianato artistico veneziano tra antico e moderno». «Qui si è fatta una scelta» ha detto Brugnaro inaugurando con Zecchi il padiglione «una scelta di parte, una scelta italiana, una scelta veneziana».
Ma è proprio la parzialità delle scelte a far scoppiare il caso. È lapidario ma eloquente il segretario della Confartigianato veneziana Gianni De Checchi: «Sono stato. Ho visto. No comment. Per fortuna che non hanno voluto coinvolgerci».

Più esplicito Luciano Gambaro, presidente del Consorzio Promovetro di Murano: «Il Padiglione Venezia è veramente imbarazzante e danneggia oggettivamente l’immagine dell’artigianato veneziano di qualità che non rappresenta minimamente. C’è un solo artigiano effettivamente presente, come Giovanni Giusto, come tajapiera (capogruppo della Lega a Ca’ Farsetti e delegato del sindaco Brugnaro per le regate e le tradizioni, ndr). Ci sono poi aziende rispettabilissime come Jesurum, Nardi, Merchant Of Venice, Bevilacqua, Caovilla, Barovier & Toso, Orsoni, che rappresentano però soprattutto realtà imprenditoriali. Ma è incredibile che a rappresentare l’artigianato veneziano del vetro, con i suoi calici, sia stata chiamata un’azienda come la Zafferano di Quinto di Treviso, le cui linee di produzione sono nell’Est Europa e in Estremo Oriente e che vende i suoi prodotti sugli scaffali dell’Esselunga. Sarebbe questo l’artigianato del vetro veneziano, quando ci sono molti artigiani muranesi di valore e premiati anche con riconoscimenti importanti nemmeno presi in considerazione? Io apprezzo l’idea del sindaco che è alla base del Padiglione Venezia, ma visto il modo in cui è stata realizzata, sarebbe stato decisamente meglio per noi che questa mostra non venisse mai fatta, perché dà un’immagine inaccettabile al mondo dell’artigianato veneziano».
Basta girare per “Luxus” per scoprire ad esempio la lampada di Aladino in vetro prodotta dall’Abate Zanetti srl, l’azienda vetraria del sindaco, una volta pubblica. O scoprire che le stoviglie simil-settecentesce e “veneziane” di Cozzi, sono fatte dalla trevigiana Tognana e realizzate tra gli stabilimenti di Treviso, Firenze e Pescara. E che le posate e i candelabri d’argento della tavola apparecchiata sono di Zaramella Argenti srl, società di Villafranca Padovana. Insomma, di veneziano in questo Padiglione Venezia c’è davvero molto poco e la strenua difesa del vetro muranese più volte proclamata da Brugnaro sembra difficilmente conciliabile con l’esclusione da esso degli artigiani dell’isola, per fare posto - anche qui - ai vetri di importazione spacciati per veneziani.
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