«Basta barriere, guardiamo al mondo»

Professor Alberto Ferlenga, come affronterà i nuovi arrivi provenienti dal rientro in sede dei corsi di Design e Moda di Treviso?
«È una grande occasione. Ora è importante avviare un processo di amalgama che la distanza territoriale spesso rende difficile. Dobbiamo sfruttare settori che nel mondo della cultura lavorano assieme, discipline che coincidono con la creatività italiana, metterle assieme è buon senso, avvalendoci di una macchina di formazione che pochissimi possiedono fuori dal Paese. In passato abbiamo marcato egoismi di parte, messo barriere quando non era necessario».
Come ci si evolve?
«Dobbiamo ricreare sistemi di coinvolgimento e responsabilizzazione. Lo Iuav è sempre stata una sorta di comunità, che oggi è più allentata. Non siamo lo Iuav di trent’anni fa. Abbiamo una rendita di posizione, ramificazione di docenti e possibilità di ricoprire un ruolo guardandoci attorno, valorizzando il rapporto con la città e con il territorio contermine che va sfruttato meglio. Il vero orizzonte della scuola è mondiale: moda e design, nel momento in cui tornano qui a Venezia, usufruiscono di una vetrina eccezionale. La moda è la committenza più importante per l’architettura, ci siamo dimenticati dei rapporti con questi universi: ricollochiamoci nel nostro ruolo».
Cosa pensa di fare con l’ex sede dei magazzini frigoriferi?
«Il problema è amministrativo, quell’area era legata a una destinazione urbanistica mista e prevedeva un po’ di tutto. La prima cosa da fare è chiedere alla nuova amministrazione di ridefinire il futuro di un’area centrale sotto il profilo patrimoniale e dell’utilizzo».
La filosofia degli immobili?
«Lo Iuav ha una grande responsabilità su immobili come Ca’ Tron, Tolentini e Badoer, la manutenzione e il restauro non sono semplici, cercheremo di far capire le nostre ragioni al Ministero. Da una parte il fatto che ci siano immobili a uso pubblico è un onere e una responsabilità. Dall’altra parte quando si hanno beni simili non è così difficile valorizzarli: penso a mostre e manifestazioni, momenti espositivi. Ci sono forme e modalità da organizzare, purché non vengano privatizzati».
Serve uno sguardo più olistico?
«Bisogna coltivare la capacità di fare scelte strategiche, non muoversi settorialmente altrimenti si perde la leadership culturale. Il Senato della scuola deve tornare a pensare per strategie complessive. Dobbiamo dare prospettive di mestiere».
Il suo valore aggiunto?
«Ho lavorato nella Scuola di dottorato, ho la percezione di ciò che produce lo Iuav. Da lì si deve partire».
Errori da evitare?
«Bisogna recuperare l’entusiasmo e mettere da parte le lamentazioni continue e il masochismo rispetto a quello che si è. Un esempio è il bilancio: abbiamo fatto una pubblicità negativa salvo poi dire che non era proprio così: oggi che la situazione di tutte le università italiane non sia floridissima è vero, ma si può fare ordine e ripristinare un percorso normale in trasparenza». (m.a.)
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