Aumentano export e assunzioni ma rimane la crisi delle aziende

MIRANO. Aumentano l’export e le assunzioni, ma resta la crisi nelle aziende nel Miranese e in Riviera del Brenta. Dito puntato soprattutto contro i provvedimenti degli ultimi governi e contro la pressione fiscale. L’indagine, presentata nei giorni scorsi, porta la firma di Apindustria Venezia e fotografa una situazione in chiaroscuro delle imprese del territorio, in particolare quelle che operano nei settori meccanico, manifatturiero, gomma plastica, chimico ed edile.
Prese a campione quelle di Mirano, Spinea, Dolo, Santa Maria di Sala, Mira e Pianiga, i maggiori poli industriali di questa parte di territorio (con quello salese che rappresenta il secondo della provincia per importanza, dopo Porto Marghera), relativamente ai dati del primo quadrimestre 2015 rispetto all’ultimo quadrimestre del 2014. Nel quadro che ne esce, spicca soprattutto un dato: aumenta del 5 per cento l’export, che porta senz’altro una boccata d’ossigeno agli imprenditori di Miranese e Riviera. Salgono anche le assunzioni, sull’ordine del 3 per cento, ma non sono solo “rose e fiori”, visto che si tratta principalmente di contratti a termine tramutati in assunzione.
Secondo Apindustria Venezia, inoltre, la cassa integrazione è diminuita del 13 per cento, ma un +20 per cento delle imprese resta ancora in forte difficoltà. Dal 2008 a oggi ad avere la peggio sono state le piccole e medie imprese (dai tre ai 10 dipendenti al massimo) che operano nel settore edile e, nel Miranese e in Riviera, più di un centinaio hanno chiuso i battenti dall’inizio della crisi. Una situazione che il direttore di Apindustria Venezia, Pier Orlando Roccato, definisce “mascherata” riferendosi soprattutto al dato delle assunzioni.
«Le politiche messe in atto dal Governo e dai precedenti non sono mai state efficaci», afferma Roccato, «il Jobs Act tanto decantato non ha alcun piano di rilancio per le nostre imprese. Non si stanno liberando risorse per sviluppare l’industria, non si intravede l’abbassamento della pressione fiscale e una politica del credito atta ad agevolare gli investimenti. Bisogna che la politica razionalizzi i suoi alti costi e metta finalmente in pratica la defiscalizzazione sul costo del lavoro».
Per l’ex presidente della Commissione lavoro della Provincia, Roberto Dal Cin: «Gli istituti di credito devono fare la loro parte. Da queste parti molte aziende hanno chiuso i battenti perché le banche non hanno concesso credito. Eppure si trattava di imprese sane che avevano contribuito allo sviluppo del territorio. Inoltre, non dimentichiamo che la tassazione per le imprese arriva anche al 60 per cento ed è tra le più penalizzanti a livello europeo. Non si può continuare con un fisco che opprime la nostra imprenditoria».
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