Arrestato carabiniere di Chioggiaè accusato di aiutare i boss della droga

E' stato ammanettato dai suoi colleghi, da tempo era sott'inchiesta
CHIOGGIA. Il sospetto è che sia stato pagato per fare la talpa. Per rivelare ai trafficanti di cocaina siciliani le mosse dei suoi colleghi che svolgevano le indagini. Così, ieri, è finito in manette il 36enne carabiniere di Chioggia Alessandro Marangon. A tradirlo è stato un pentito. Le manette ai polsi le hanno fatta scattare i suoi colleghi, comandati dal capitano Antonello Sini, gli stessi che lo scorso anno avevano condotto le indagini che avevano portato in carcere dodici persone, tra cui i due imprenditori edili siciliani Nunzio Ferracane e Ignazio Missud, trapiantati da anni a Chioggia e sospettati di aver avuto appoggi da Cosa Nostra, in particolare dal clan Madonia di Gela. Da tempo Marangon era stato trasferito a Torino, dove è stato arrestato e dove sarà interrogato. Il pubblico ministero di Venezia Stefano Ancillotto, che aveva coordinato le indagini su traffico internazionale di droga, ha chiesto l'ordinanza di custodia cautelare per il militare dell'Arma, che il giudice Luca Marini ha firmato. In carcere è finito per aver violato il sistema informatico del Ministero degli Interni, quello a cui sono collegati tutte le questure e i comandi dei carabinieri d'Italia e in cui vengono raccolte notizie e informazioni su pregiudicati, ricercati e indagati. Inoltre, deve rispondere di aver rivelato informazioni riguardante l'inchiesta a uno di coloro poi finito in manette. A raccontarlo al pubblico ministero veneziano un «pentito», che ha riferito di aver saputo da uno degli arrestati che c'era una talpa tra i carabinieri di Chioggia. Un militare che veniva pagato profumatamente per le sue informazioni e i suoi servigi. Gli accertamenti dei carabinieri di Chioggia hanno permesso di appurare che Marangon era più volte entrato nel cervellone del ministero degli Interni per attingere informazioni, pur non essendo addetto a quel servizio. Per interrogare il computer centrale è necessario accedere con una password, che viene registrata e grazie alla quale si risale al richiedente. Marangon è indagato anche per corruzione: un'accusa per la quale per ora non sono state raccolte prove sufficienti. La parola del collaboratore di Giustizia, che tra l'altro ha riferito discorsi sentiti da coimputati e non fatti ai quali ha assistito, non bastano: mentre gli investigatori hanno trovato i riscontri dei suoi accessi al computer centrale, solo lui e chi lo avrebbe pagato possono confermare la pesante accusa di corruzione. Ferracane e Missud, titolari della «Fe.Mi.srl», erano stati arrestati nel giugno 2010 con i fratelli napoletani Mario e Nunzio Sorrentino, titolari del «Playbar», il chioggiotto Samuele Boscolo Meo, la moglie colombiana ed ex modella Sirley Gomez, altri due colombiani residenti nella Marca trevigiana e altri due italiani. L'accusa era quella di aver importato direttamente chili di cocaina dalla Colombia grazie agli appoggi di un latitante del clan Madonia fuggito a Cartagena o attraverso la Spagna grazie ai contatti della moglie del chioggiotto e dei 2 colombiani. L'impresa edile era servita come copertura per i traffici illeciti.

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