Aperta inchiesta sul suicidio assistito di Loris Bertocco
La procura ipotizza il reato di "aiuto al suicidio" in base all'articolo 580 del Codice penale. Accanto a lui alcuni familiari che però non erano stati informati della decisione

Luana Zanella, Loris Bertocco e Gianfranco Bettin
VENEZIA. Un fascicolo d'indagine per la morte di Loris Bertocco, l’uomo rimasto paralizzato a 19 anni e che ha scelto di morire l’11 ottobre scorso a 59 anni in una clinica Svizzera grazie al suicidio assistito.
Il procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi, ha infatti comunicato che la Procura ha aperto un fascicolo d’indagine per il momento contro ignoti. L’ipotesi di reato è basata sull’articolo 580 del codice penale, “istigazione o aiuto al suicidio”, nella parte che riguarda l’aiuto che, nel caso specifico, Loris Bertocco avrebbe ricevuto per morire.
Un atto dovuto, dopo che la procura di Milano pochi mesi fa aveva aperto un identico fascicolo per la morte di Dj Fabo, il disc jockey rimasto tetraplegico e che era andato a morire anche lui in Svizzera accompagnato dall’ex onorevole radicale Marco Cappato.
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Nel caso di Bertocco, le cui condizioni erano andate peggiorando negli anni tanto da farlo diventare completamente cieco, gli accompagnatori in Svizzera erano stati alcuni familiari, mentre accanto a lui, in Italia, erano rimasti gli “amici di sempre”, lo scrittore e presidente della Municipalità di Marghera, Gianfranco Bettin, e l’ex assessora Luana Zanella, compagni di molte battaglie a difesa dell’ambiente.
Ma Bettin e Zanella avevano spiegato che Bertocco aveva detto di voler solamente “fare un sopralluogo” per rendersi conto di come funzionavano le cose, mentre in realtà aveva pianificato la sua scelta estrema.
La scelta di Loris Bertocco, e quella di molti altri veneziani prima di lui, riapre il dibattito sul "fine vita" che attende da anni in Parlamento.
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