Abusivi, degrado e voglia di riscatto, Mestre, viaggio nelle periferie

Parlamentari e sindaco in visita agli intrappolati tra i passaggi a livello della Gazzera e nei luoghi del disagio sociale ed economico, dalle Vaschette al Circus. Brugnaro: "A volte ci vorrebbero le mazze"
Foto Agenzia Candussi/ Scattolin/ Marghera Catene via del bosco/ Sopralluogo nei luoghi di degrado della città assieme al sindaco di Venezia Brugnaro e al presidente della commissione parlamentare d'inchiesta Causin
Foto Agenzia Candussi/ Scattolin/ Marghera Catene via del bosco/ Sopralluogo nei luoghi di degrado della città assieme al sindaco di Venezia Brugnaro e al presidente della commissione parlamentare d'inchiesta Causin

MESTRE. Alle Vaschette di Marghera c’è l’ultimo palazzone da tirare giù. Nelle case popolari di via Del Bosco, quando si libera uno dei 122 appartamenti dell’Ater, non ci vuole andare più nessuno tanto è il degrado sociale. Alla Gazzera la periferia è un fazzoletto di terra chiuso tra due passaggi a livello che tiene in trappola 80 famiglie, in tre condomìni. Negli alloggi del Circus le famiglie sono 150, più di un terzo morose, e il bilancio del 2016 sta per chiudersi con un buco di 100 mila euro.

«Situazioni che meritano interventi mirati, ma dove ci sono ancora molte persone che hanno voglia di prendersi cura della cosa pubblica», dice Andrea Causin, deputato presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie che ieri, con il suo vice Roberto Morassut (assessore all’Urbanistica a Roma con Veltroni) ha visitato le periferie della città, in vista della relazione che dovrà presentare al Parlamento. Con loro il sindaco Luigi Brugnaro e mezza giunta, il deputato Michele Mognato (Pd), presidenti e rappresentanti delle Municipalità attraversate.

Le Vaschette. È il simbolo del guado attraversato solo a metà. Alle Vaschette i vecchi palazzi del degrado, ricettacolo di sbandati e spacciatori, sono stati abbattuti tutti, meno uno. Pare vuoto, non lo è: c’è ancora un inquilino, in via Murialdo, che ancora non se ne vuole andare. «L’accordo è quasi raggiunto», fanno sapere dal Comune. Poi anche l’ultimo palazzo andrà giù. Lasciando il problema delle bonifiche dei terreni. In via Rinascita invece odora ancora di fresco la mano di pittura data ai vecchi palazzi popolari. E alla vecchia scuola elementare San Francesco d’Assisi, chiusa da anni, potrebbe presto arrivare una scuola di musica.

Via del Bosco. È la situazione sociale più esplosiva: anche il Comune ha alzato bandiera bianca da tempo. Tanti casi sociali concentrati in solo grande palazzo: proprietà dell’Ater, assegnazione degli alloggi di Ca’ Farsetti. Peccato che chi vince la casa qui non ci voglia venire, per paura. E chi invece ci abita in modo abusivo, non se ne vuole andare. «Stando alle nostre informazioni ci sono due famiglie», spiegano dalla Municipalità di Marghera, «che gestiscono lo smistamento e il mercato degli alloggi agli abusivi». Quanti sono abusivi su 122? «Nessuno lo sa bene», dice Corrado Munaretto, del Comitato di via Del Bosco, «per questo chiediamo verifiche sulla titolarità di chi li abita». Già, e chi le fa? La domanda resta sospesa. Intanto basterebbe un po’ di maggior decoro. «Che la raccolta del secco si facesse almeno tre volte a settimana, e non due, così eviteremmo di trovarci le montagne di rifiuti all’ingresso delle case».

Gazzera alta. «Qui è invivibile». Così i residenti prigionieri tra i due passaggi al livello accolgono la commissione d’inchiesta e il sindaco. Più che il degrado, è l’isolamento. Tre condomìni e 80 famiglie con l’ansia di non poter uscire di casa, con i due passaggi a livello che si abbassano di continuo. La soluzione è una strada che scorre lungo i binari, via Gazzera Bassa, via Brendole e sbocco in via Castellana. Intervento pubblico (Regione, per la vicina fermata della metro) e privato. Lottizzazioni saltate negli anni neri del mercato immobiliare, e la strada è finita nel freezer. Eppure manca da stendere solo un chilometro d’asfalto, forse lo farà la Regione, forse Cav. Ok, così l’ambulanza può arrivare senza restare incastrata. Ma i residenti vogliono andarsene. Come? Il percorso è lungo. «Compensazione urbanistica, come per il Passante», ipotizza Causin, sul modello delle case espropriate per fare il Passante di Mestre.

Mestre, Brugnaro e il nodo di via Gazzera Alta

Il Circus. Centocinquanta famiglie, cuore popolare di Chirignago. Metà appartamenti di proprietà del Comune, e metà dell’Ater. Una decina le famiglie abusive - «Una famiglia da trent’anni», dice una donna, mentre tutti annuiscono - circa 70 quelle che non pagano. «Il bilancio quest’anno sarà un disastro, un buco di 100 mila euro, e la situazione sta continuando a peggiorare».

E poi i vandali: le antenne spaccata dai chi corre sui tetti, tutte le cassette della posta incendiate, un mese fa. Le cose belle: la signora che racconta di sentirsi la custode di questo luogo. Pulisce le scale per la dignità del posto in cui vive - dice - ma non è serva di nessuno. E poi il gruppo dei Celestini, luogo di ritrovo dei giovani e delle famiglie del quartiere. Anche se giovani gang ci mettono del loro. Battibecco Brugnaro-Mognato, sull’uso delle mazze da baseball. Il sindaco, contro vandali e criminali: «Ci vorrebbero le mazze». Mognato: «E allora che facciamo, diamo una mazza da baseball a ogni cittadino?».

Altobello. L’esempio di un progetto di riqualificazione riuscita, grazie al contratto di quartiere che ha trasformato il vecchio Macaé in quartiere residenziale. L’area pedonale, il centro civico, l’arredo urbano di qualità.

f.furlan@nuovavenezia.it

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia