A Parigi i vetri di Murano, ambasciatori del bello e dell’Italia

Grande successo per l’esposizione al Museo Maillol con opere preziose e con alcuni pezzi prestati da collezionisti e mai visti prima

MURANO. I magici soffiatori del vetro. È a loro che il Museo Maillol di Parigi ha voluto dedicare una mostra che sta riscuotendo grande successo in Francia e che chiuderà i battenti alla fine di luglio. Un omaggio a quei maestri vetrai dell’arte muranese che dalla piccola isola della laguna veneziana hanno insegnato al mondo lo splendore della trasparenza e i bagliori colorati di quella materia duttile e resistente che è il vetro. La mostra si intitola “Fragile. Murano” e offre al visitatore, nello spazio di oltre duecento opere, un’ampia carrellata di quello che il vetro di Murano è stato ed è, dal Rinascimento fino a oggi, attraverso il lavoro certosino e raffinato delle dinastie di maestri vetrai che si sono tramandati l’arte di trasformare la sabbia col fuoco e con l’aria, per secoli, nel segreto della loro isola. Un’arte antica e meravigliosa, declinata in forme e tecniche diversissime, che scorre attraverso le sale del Museo Maillol (con la magnifica collezione di opere d’arte del XX secolo) come un fantastico fiume di storia, di passione e creatività.

Il percorso è sviluppato cronologicamente, va dalla coppa nuziale del 1500 in vetro lattimo - che imita la porcellana cinese - ai capolavori rinascimentali e barocchi, fino agli inizi del Settecento, quando la produzione del vetro a Murano inizia a segnare una prima battuta d’arresto. Bicchieri, centrotavola, caraffe, oggetti preziosi impalpabili come l’aria o massicci come il marmo testimoniano le diverse tecniche adottate nelle varie epoche, fino al nuovo periodo di gloria che a metà Ottocento Murano rivive grazie alla scoperta degli antichi vetri romani, alla ripresa di antiche tecniche di lavorazione del vetro, alla produzione delle murrine. Si arriva così agli anni Cinquanta del Novecento e alle spettacolari creazioni di quegli artisti internazionali (tra cui Picasso, Chagall, Jan Arp, Fontana) che vollero mettersi alla prova creando opere in vetro col supporto dei grandi maestri vetrai muranesi.

Una tradizione ripresa anche da Adriano Berengo, che nella sua officina di Murano anche oggi invita artisti di fama internazionale a confrontarsi con la materia magica. Dal 2009 queste creazioni vengono esposte, in occasione della Biennale d’Arte, a Palazzo Cavalli Franchetti nella mostra “Glasstess”. Alcune -come la sorprendente tela di ragno intessuta da Mona Hatoum -sono state scelte per completare il percorso espositivo di “Fragile. Murano”. L'esposizione al Museo Maillol porta per la prima volta in terra francese la storia del vetro di Murano. A curarla è stata Rosa Barovier Mentasti, tra le più accreditate studiose dell’arte vetraria, discendente lei stessa dalla più antica famiglia di maestri vetrai muranesi, che tra gli antenati annovera quell’Angelo Barovier che intorno alla metà del XIV° secolo riuscì a creare il vetro trasparente come cristallo. Ad affiancarla nella curatela di questa mostra davvero unica è stata Cristina Tonini, esperta di collezioni vetrarie e già conservatrice del Museo Bagatti Valsecchi di Milano.

Molti degli oggetti esposti provengono dal Museo vetrario di Murano, molti altri dal Victoria and Albert Museum di Londra, ma moltissimi sono i pezzi di collezionisti privati che per la prima volta hanno acconsentito al prestito vista l’importanza della mostra. Per il vetro di Murano un ottimo biglietto da visita, nella speranza che dopo aver visto “Fragile. Murano” al Museo Maillol, molti visitatori vengano a Murano per vedere da vicino, nelle fornaci, l’arte millenaria dei maestri vetrai, l’abilità e la competenza che ancora esistono, nonostante la chincaglieria turistica. Ci vuole passione, ma davanti a queste opere così sapientemente selezionate non restano dubbi sul valore del vetro di Murano come espressione pura di arte.

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