A febbraio mezza Mestre finì senz’acqua

Lo scorso mese di febbraio mezza città è rimasta senz’acqua per la rottura, in viale San Marco, di una condotta principale - posata negli anni Sessanta - dal diametro di 60 centimetri e che correva sotto la pista ciclabile di viale San Marco. Fermo anche il tram, per sicurezza. Incidente che ha evidenziato la fragilità, a causa di vecchie tubazioni, di alcuni tratti dell’acquedotto anche in terraferma e nonostante proprio i cantieri del tram, in un decennio, abbiamo portato al rinnovo dei sottoservizi lungo il tracciato con una spesa di 14 milioni di euro.
A causa del guasto sono andati persi, al ritmo di 350-400 litri al secondo, 2 mila metri cubi d'acqua, vale a dire 2 milioni di litri. La rottura è avvenuta in un quartiere - quello che si sviluppa lungo viale San Marco - dove da tempo i residenti sollecitano interventi per la sostituzione di una rete fognaria ormai al collasso. In media le perdite dell’acquedotto sono nell'ordine di tre litri ogni dieci, dato in linea con molte altri acquedotti del Nordest. Nell'agosto del 2014, erano state due le rotture segnalate, come prevede la legge: la rottura di una condotta da 20 centimetri a Ca' Noghera e la rottura di una condotta sub-lagunare che porta l'acqua in centro storico all'isola di San Clemente. Nel 2013 invece erano state 18 le rotture segnalate. La rete comunale di distruzione misura oltre 1153 chilometri di cui 300 nel solo centro storico. A Mestre la rete di distribuzione è di circa 750 chilometri: i tubi più grandi ne costituiscono la dorsale e risalgono per la maggior parte agli anni '50 e '60, gli anni del boom della terraferma. Secondo un documento dell'Autorità di bacino Laguna di Venezia circa il 40% della rete di Mestre è costituita da tubi di cemento-amianto, tubi vecchi ma regolari: per sostituirli bisognerebbe sventrare mezza città. I tubi più piccoli, tra i 7 e i 30 centimetri di diametro, sono quelli che portano l'acqua dalle dorsali alle case, e destano minore preoccupazione. (m.ch.)
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