A casa con una tonsillite, quarantenne trovato morto dal padre

MOGLIANO. Lunedì mattina le sirene dell’ambulanza del Suem hanno risuonato nel quartiere Ghetto e sono sfilate rapidamente attraverso via Fossati fino alla casa dove era nato e cresciuto. Quando i soccorritori sono arrivati sul posto, però, non c’era già più niente da fare. Diego Casarin, artigiano che avrebbe compiuto quarant’anni tra poche settimane, se n’era già andato. La sua morte, con una vita ancora tutta davanti, rimane però avvolta nel mistero.
A trovarlo senza vita, ieri mattina, poco dopo le 7, è stato il padre, che l’aveva anche accudito durante la notte. Il giovane moglianese, infatti, era a casa da lavoro da quasi dieci giorni: accusava febbre e dolori alle tonsille. Era stato visitato anche nei giorni scorsi, ma senza che si temesse per la sua incolumità. La sua prematura morte rimane un fatto inatteso. Proprio per questo motivo sul suo corpo è stata disposta l’autopsia.
La salma, anziché essere trasportata nella camera mortuaria del cimitero di Mogliano, come da prassi, è stata condotta all'obitorio trevigiano: un codice 4, secondo il linguaggio del pronto soccorso. Saranno dunque i medici legali dell’ospedale di Treviso a chiarire cosa sia stato a uccidere Diego Casarin. La famiglia è sotto choc. L’artigiano moglianese, impiegato in un’azienda a Scorzè, lascia i due genitori e il fratello, molto conosciuto in città. Il suo stato di malessere era iniziato diversi giorni fa, ma nessuno si sarebbe mai immaginato un epilogo simile. Dopo aver passato due notti travagliate durante le quali era stato sempre accudito dai famigliari, l’artigiano è stato ritrovato senza vita sul suo letto. Nessun respiro, il telefonino ancora in mano, vani i tentativi di rianimarlo.
Al lutto della famiglia Casarin si unisce il cordoglio di tutta la comunità del Ghetto di Mogliano, dove Diego era conosciuto e ben voluto. Con passione e buona volontà si era restaurato una porzione della casa colonica al civico 2 di via Fossati, rimanendo sempre vicino alla famiglia. Grande appassionato di motori, in particolare di moto, fin da giovane non mancava di trascorrere il tempo libero in sella alla sua Honda.
Proprio lunedì erano in programma esami approfonditi, avrebbe dovuto recarsi in ospedale per fare i raggi. Il tempo con lui non è stato clemente, ora non rimane che il ricordo, di un appassionato centauro, generoso e riservato, che con la sia moto avrebbe voluto macinare ancora chissà quanti chilometri.
Solo l’autopsia, dunque, chiarirà l’esatta causa della morte del giovane artigiano, trovato esanime nel suo letto dal padre.
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